TRANSFORMERS 3 – DARK OF THE MOON

TRANSFORMERS 3 – DARK OF THE MOON

Racconta Francesco Cataluccio in “Chernobyl” (Sellerio) che il grande spiazzo del campo giochi allestito per i festeggiamenti del primo maggio 1986 è la zona più radioattiva di Pripjat, la città dove vivevano gli scienziati e gli operai della centrale nucleare. I relitti delle giostre e la grande ruota panoramica sono ancora lì, per i pochi visitatori ammessi. In “Transformers 3”, servono da sfondo per una spettacolare scena d’azione, cominciata nel sarcofago dell’ex reattore. Come sanno tutti i ragazzini cresciuti giocando con i Transformer della Hasbro (e come noi abbiamo imparato dai due film precedenti della serie) va in scena l’eterna lotta tra il bene e il male, avviata da due litiganti alieni sul lontano pianeta Cybertron e ora trasferita sulla terra. Gli Autobot sono i buoni, i Decepticon sono i cattivi. In posizione di riposo stanno celati in automobili, tostapane, computer. Al momento dell’attacco si trasformano in giganteschi robot da guerra. Oltre a Chernobyl, c’è la faccia nascosta della luna: gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin fanno i loro passettini sulla scaletta, saltellano lasciando impronte nella polvere e subito spariscono dagli strumenti per una missione segretissima (secondo gli sceneggiatori, il vero motivo della gara tra americani e sovietici per la conquista dello spazio, e per convincerci arruolano in una piccola parte il vero Buzz Aldrin). La gara dietrologica è naturalmente con “Capricorn One” di Peter Hyams, che mostrava gli astronauti mentre allunavano in uno studio televisivo, con bandierina svolazzante e telecamere pronte per ingannare il pubblico americano. Si parla di complotti, e torna John Turturro nella parte di Mr Simmons: ha deciso di smettere, ma quando sente le parole “alieno, luna, Unione Sovietica” ricade nel vecchio vizio. Torna anche Shia La Boeuf con il fido Bumblebee (in incognito, una Camaro gialla), e due minuscoli alieni da compagnia in gabbia perché non facciano troppi danni. Scomparsa dal cast invece Megan Fox, colpevole di aver detto: “Il regista Michael Bay cerca di imitare Hitler e ci riesce benissimo”, e per questo licenziata in tronco dal produttore Steven Spielberg (la sostituta sculetta invano, non sarà mai all’altezza). Tradimenti e doppi giochi evitano la trama-fotocopia, gli effetti speciali sono fantastici, gli ingranaggi non sono mai stati così sexy.

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