THE HUNTER – IL CACCIATORE

THE HUNTER – IL CACCIATORE

Il regista appartiene alla seconda nouvelle vague iraniana, se possibile meno appassionante della precedente. Fa eccezione soltanto Asghar Farhadi, con “About Elly” e soprattutto con “A separation”: Orso d’oro alla Berlinale 2011, un Orso d’argento da dividere tra le attrici, un altro Orso d’argento da dividere tra gli attori. Entrambi svelano un Iran stratificato – le donne povere intabarrate di cotonina nera, le bambine con il velo bianco legato sotto la gola con un elastico, le signore ricche con il velo plissettato, il fuoristrada e le borsette Vuitton. Entrambi hanno dialoghi serratissimi: l’uscita del secondo è stata rinviata dalla Sacher Film per curare meglio il doppiaggio, in effetti difficilissimo perché tutti sono logorroici nell’esporre le proprie ragioni (e per bravura dello sceneggiatore, svelano senza accorgersene anche i propri torti). Gli altri eredi del neorealista Abbas Kiarostami (ora con derive metaforiche alla “Copia conforme” che fanno rimpiangere i bambini straccioni alla ricerca del quaderno scolastico) sono come Rafi Pitts. Hanno lasciato l’Iran subito dopo la rivoluzione islamica, riparando in Inghilterra o in Francia. Hanno assorbito tutti i vizi del cinema d’autore europeo. Sono convinti che la lentezza non sia mai troppa. E che gli attori debbano conservare la stessa espressione dall’inizio alla fine del film: guai a chi muove un muscolo, rivelando che i personaggi vengano in qualche modo toccati da quel che accade intorno a loro. Per aiutarli nell’impresa, si cerca di far accadere il minimo, e se proprio qualcosa sfugge o lo si lascia fuori scena, oppure lo si inquadra in campo lunghissimo. Rafi Pitts scrive dirige e recita, sfoderando un esistenzialismo da bignami. L’uomo esce di prigione (ma non sappiamo perché ci sia entrato). Vaga in una Teheran metropolitana, rumorosa e disordinata. Trova pace solo quando immusonito caccia nei boschi. Fa un lavoro notturno che non gli lascia il tempo di dedicarsi a moglie e figlia, che un giorno partecipano a una manifestazione di piazza con conseguenze tragiche (esattamente quanto, è lasciato alla fantasia dello spettatore). Si apposta su una collina, inquadra la collina nel mirino, spara a una macchina. Quando gioca al gatto e al topo con i poliziotti abbiamo il sospetto che le pizze siano state scambiate, e questo sia il secondo tempo di un altro film.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi