LE DONNE DEL 6° PIANO

LE DONNE DEL 6° PIANO

Ultimo (provvisorio) capitolo nella lunga storia delle chambres des bonnes. Le troviamo nel condominio parigino raccontato da Emile Zola in “Pot-bouille”, e nell’altro smisurato condominio della letteratura francese: “La vita istruzioni per l’uso” di Georges Perec, che al suo romanzo puzzle composto di 99 storie, con tappa in portineria e nel locale caldaie – allega una mappa. Le camere di servizio, al settimo e ottavo piano dell’edificio in via Simon-Crubellier, sono una decina. Alcune ancora dipendono dai grandi appartamenti padronali, buone per ospitare coppie di servitori, ragazze alla pari, studentesse in ritardo con gli esami che vanno a studiare dai nonni. Altre sono state già trasformate in monolocali autonomi, variamente occupati. Negli anni Sessanta di Philippe Le Guay, quelle “camere strette dove c’è posto solo per un letto, un armadio a muro, uno scaffale, un tavolinetto per mangiare il pane-e-marmellata che consente di tirare la fine del mese” sono un’enclave spagnola. Le serve provenienti dal nord della Francia non si trovano più, arrivano le straniere. E le signore con i figli in collegio e aspirazioni mondane devono accontentarsi, appena rassicurate dal fatto che l’unica concessione da fare è la messa della domenica. Per il resto, pochi soldi e alloggio nel sottotetto, con un unico bagno sempre intasato. La coppia Fabrice Luchini – Sandrine Kiberlain è perfetta, nel suo genere “ho ingoiato una scopa”: vita da coniugi dove la moglie parla e il marito non ascolta, interessi e orari non combacianti neanche per sbaglio (anche i vestiti di lei, e i ninnoli dell’appartamento, sono molto ben scelti). Primo scontro con la serva, la cottura delle uova alla coque. Superato l’ostacolo, il maschio di casa comincia a guardare la cameriera con altri occhi, spingendosi fino all’ultimo piano – non per cose sconvenienti, è una commedia per famiglie – e constatando le disastrose condizioni igieniche. Però le pareti della casa borghese sono grigie e gelide, mentre le pareti – sia pure scrostate – delle soffitte erano state dipinte un caldo color ocra. Quindi cominciamo a sospettare quel che succederà, dopo le ovvie incomprensioni e le guerricciole tra domestiche e concierge (vera e scorbutica, non finta come in “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery). Carmen Maura capeggia la servitù.

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