TUTTI PER UNO

TUTTI PER UNO

P uò darsi faccia ostacolo la nostra antipatia per Valeria Bruni Tedeschi, quindi confessiamo le nostre mancanze. Non è la nostra attrice preferita (neppure tra le francesi), non è il nostro stile di recitazione prediletto, ogni tanto la vorremmo vedere pettinata, senza le dita che tormentano i capelli. Dalla catastrofe salviamo solo i suoi film da regista, “E’ più facile che un cammello” e “Attrici”: lì racconta i fatti suoi – e quelli di sua sorella Carla Bruni, e quelli di sua madre Marysa Borini – con un’autoironia che non le sospettavamo. Già che siamo in tema di antipatie: sarebbe ora di dare un taglio anche alle maniche troppo lunghe da orfanella, che nell’alfabeto del cinema significano impaccio, purezza di cuore, volontà di battersi per una nobile causa. In “Tutti per uno”, sono i bambini sans papiers rispediti a casa dalla polizia francese. Un giorno ne sparisce uno, i genitori si buttano dalla finestra per sfuggire alla cattura. Il giorno dopo si corre ai ripari, cercando di evitare che la tragedia si ripeta. Si mobilitano i grandi, ma soprattutto i ragazzini. Lo racconta Milana, nel prologo ambientato nel 2067 - “Non ricordo più allora come si chiamasse il presidente” – e girato da Romain Goupil come se la ragazza fosse Anna Frank sopravvissuta all’olocausto. Milana viene dalla Cecenia, frequenta una scuola nel diciottesimo arrondissement, ha ottimi rapporti con i compagni. Assieme a loro, nello scantinato al riparo dagli adulti, per arrotondare la paghetta traffica in dvd non proprio regolamentari. Valeria Bruni Tedeschi è Cendrine, madre coraggio molto alternativa (lo si capisce dal bagno senza chiave). Il regista Romain Goupil ha la parte del marito “riformista”, dicono le note di regia. Nel senso che vorrebbe aiutare Milana, ma chiedendo un favore ad amici ben piazzati. Cendrine rifiuta le raccomandazioni: “non sarò una persona di buon senso, ma ho una morale”. I minori prendono l’iniziativa a modo loro, come se combattessero “La guerra dei bottoni”, familiare ai bambini di Francia come da noi Giamburrasca (a novembre uscirà un film diretto da Yann Samuell, nel 2012 un altro film diretto da Christophe Barratier, e resta il classico del 1961, regia di Yves Robert). Tecnologici però: hanno un sistema per comunicare con i telefonini all’insaputa degli adulti. Spettatori più concilianti di noi hanno molto applaudito.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi