FOUR LIONS

FOUR LIONS

Si può. Si può ridere sui terroristi. Si può girare un film spassoso che ricorda l’audace colpo dei soliti ignoti alle prese con la jihad (che viene raccontata ai figli piccoli come favola della buonanotte, adattando la storia di Simba il Re Leone). Si può entrare nella lista che sul Time celebra i migliori film dell’anno (scorso, il film lo avevamo visto in anteprima al festival di Torino). Si può vincere un Bafta per la migliore opera prima, premio che sta al cinema britannico come l’Oscar sta agli Stati Uniti. Si può incassare abbastanza per pensare a un secondo film (la morte in culla dei registi esordienti non è affatto rara). Bel risultato. Ma non basta per non incappare nell’accusa di “superficialità”: la preferita dai critici italiani che fanno tardi la notte a leggere Kant e vantano i film di Theo Angelopoulos (l’ultimo, “La polvere del tempo”, esce oggi e fa da cilicio per penitenti cinefili, gli altri lo evitino). Non bastasse, paiono tutti cresciuti alla scuola di Nichi Vendola: o l’abbraccio fraterno con i fratelli che ci vorrebbero morti (perché occidentali e perché gay), o “chiediamoci cosa gli abbiamo fatto per scatenare una simile reazione”, o “discusse gag che prendono in giro i martiri della jihad” (martiri? era il sottotitolo sulla Stampa, nero su bianco). Si può ridere, e si ride parecchio davanti all’idiozia dei quattro leoni che decidono di far saltare in aria una moschea in modo che la colpa ricada sugli occidentali. Tre sono nati musulmani, ormai ben inseriti nella cittadina di Sheffied, il quarto è un inglese convertito all’islam, con il nome di Assan Al-Britani: il più fondamentalista di tutti, con un tocco di situazionismo (cuoce torte a forma di Twin Towers e le piazza davanti alle sinagoghe). Incidentalmente, veniamo a sapere la vera verità sulla morte di Bin Laden: fuoco amico, ecco cosa accade quando in un campo di addestramento pakistano si danno lanciarazzi in mano ai deficienti. Laureato in zoologia, attore e scrittore di satira per la tv inglese (pedofilia, droghe, incesto, stupro, con relative polemiche e chiusure di programma), Chris Morris dice di aver compilato il suo catalogo di idiozie spulciando i verbali di polizia: polvere esplosiva scambiata per cocaina e sniffata; timer nascosti tra i barattoli di marmellata. Mancava al suo elenco l’ideatore del manifesto italiano: i quattro terroristi mascherati con la scritta “poco leoni, molto…”.

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