CIRKUS COLUMBIA

CIRKUS COLUMBIA

1991, scene da un villaggetto della Bosnia-Erzegovina. Sono finiti da poco i festeggiamenti per il crollo del muro di Berlino, i poliziotti hanno ancora la stella rossa in mancanza di mostrine più adatte. L’ex sindaco comunista tiene in casa la statua di Tito portata via dal parco, non sopporta più vedere la gente che la usa come sputacchiera. “Ci chiederanno di tornare”, spera. Ed è convinto che il muro sia stato buttato giù dalla parte sbagliata (come in “Goodbye Lenin”, quando il giovanotto spiega alla mamma ex piccola pioniera uscita dal coma che tutto va bene, vive ancora in cinquanta metri quadri di Germania Est). Nessuno al paese immagina la guerra che verrà: “Abbiamo sempre vissuto fianco a fianco, qui nessuno sparerà mai a nessuno”. “Sono come Romeo e Giulietta, solo che non sono morti”, spiega il giovane Martin alla bella forestiera dai capelli rossi, raccontando il matrimonio dei genitori, figlia di comunista lei, figlio di ustascia lui. Lei ascolta e impara. Arrivata dalla Germania come futura seconda moglie del padre di Martin, le hanno messo sul tavolo una testa di capra arrosto (è vegetariana, e comunque l’occhio rosolato della bestia piace solo agli indigeni). Il quarto film del bosniaco Danis Tanovic, ex documentarista durante la guerra balcanica è una commedia meno nera del premiatissimo “No Man’s Land” che lo lanciò nel circuito dei festival (per memoria: soldato su una mina, non può essere spostato perché l’ordigno scoppiererebbe; ai caschi blu dell’Onu, detti Puffi, tocca l’intermezzo comico). E’ riuscito decisamente meglio di “L’enfer”, tentativo di tirare fuori dal cassetto una sceneggiatura di Kieslowski, che mai avrebbe scelto per il ruolo Emmanuelle Béart con le labbra e le tette rifatte. Al villaggio, che si immagina autobiografico, dopo vent’anni di esilio in Germania torna un emigrato con la macchina rossa fiammante, parecchi soldi, un gatto che soffre il mal d’auto (presto fuggirà da un abbaino, procurando a “Cirkus Columbia” qualche altro matto). Prima mossa: scacciare dalla casa di famiglia l’ex moglie (con il figlio radioamatore ha rapporti un po’ meno turbolenti). Gli attori sono Miki Manojlovic e Mira Furlan, presenze quasi fisse nei film di Emir Kusturica, da “Papà è in viaggio d’affari” a “Gatto nero gatto bianco”. Nel carnet di Mira Furlan, anche una parte in “Lost”.

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