THE TREE OF LIFE

THE TREE OF LIFE

"Dov’eri tu quando io gettavo le fondamenta del mondo?”. Dio lo chiede a Giobbe, quando il poveretto, colpito nel soldo e negli affetti, oltre che piagato nel corpo, osa domandare: “Che cosa ho fatto per meritarmi questo, non sono forse sempre stato un uomo retto e obbediente?”. Terrence Malick avrebbe avuto la risposta pronta: “Ero lì, sul posto, e ho scattato le foto”. L’apocrifo dialoghetto – copyright Thomas Sotinel sul Monde – rende bene l’atmosfera del film di Terrence Malick, approdato a Cannes con un anno di ritardo dal primo annuncio, per la delusione dei più. Anche chi gli vorrebbe assegnare la Palma d’oro, per esempio il critico di Nice Matin, si lascia scappare parole grosse: “Ampolloso, di cattivo gusto devozionale, pieno di pretese, afflitto da un’overdose di inni religiosi, filmato come la pubblicità di un profumo”. Poi però si riprende, si nasconde dietro Malick traduttore di Heidegger e professore di filosofia (che non vuol dire filosofo in proprio), invoca l’esplosione dei codici narrativi, le immagini sublimi e forse subliminali. Bref, un capolavoro. Più laicamente, diremmo noi, un gigantesco spot che reclamizza la creazione, con i suoi ralenti al posto giusto, i dinosauri, il meteorite che li distrugge, le cascate, i canyon, le meduse, i vulcani, le nuvole, i girasoli, i pesci martello, il vento tra le fronde, e tutto quel che rendeva insopportabile “Koyaanisqatsi” di Godfrey Reggio (cambia soprattutto la musica, che nell’impronunciabile trilogia era di Philip Glass e in “The Tree of Life” è di Alexandre Desplat, con Ligeti e Berlioz per rinforzo). Un film bellissimo ci sarebbe, stretto tra lo spot liricheggiante e il finale new age dove tutti si abbracciano nel deserto di sale. Ma una schiera di montatori e un regista deciso a girare la sua opera cosmica non sono riusciti a isolarlo dal resto. Racconta la storia di una famiglia texana degli anni Cinquanta, con Brad Pitt padre crudele (metaforicamente, come annunciato in apertura di film: la natura) e Jessica Chastain mamma amorosa (metaforicamente: la grazia). Un figlio è ribelle (Hunter McCracken, strepitoso), e da grande sarà Sean Penn tra i grattacieli. Il preferito annega, e ne ricaviamo che l’intera storia dell’universo abbia perpetrato la disgrazia. Adattamento per adattamento, il Libro di Giobbe era riuscito meglio ai fratelli Coen, in “A Serious Man”.

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