MR. BEAVER

MR. BEAVER

Al festival di Cannes dei Grandi Depressi tornano in mente i versi di Ottiero Ottieri, grande specialista della materia (assieme a William Styron, in “Un’oscurità trasparente”): “Prima un po’ nuotava e un po’ affogava; ora fa solo il morto”. Depressa in abito da sposa e limousine troppo lunga per curvare nella stradina di campagna è Kirsten Dunst, in “Melancholia” di Lars von Trier (che qualche anno fa aveva chiesto e ottenuto l’Internazionale per fare la sua passerella). Depresso è Sean Penn con gli anfibi e il rossetto in “This Must Be the Place” di Paolo Sorrentino. Depresso è Mel Gibson in “Mr. Beaver” di Jodie Foster, che ai tempi di “Taxi Driver” sfrecciava sulla Croisette con il suo skateboard, e ora dirige il suo terzo film dopo “Il mio piccolo genio” e “A casa per le vacanze” (il biopic su Leni Riefenstahl sembra ormai accantonato). La fabbrica di giocattoli vende sempre meno, il figlio riempie la camera di post-it, spiando i tic del padre e cercando di evitarli (è il metodo Martin Amis, che spiega di aver evitato così le ansie che tanto lo facevano vergognare nel nevrotico padre Kingsley Amis, anche lui romanziere), la vita familiare risulta un disastro in pigiama e vestaglia. Sull’orlo del suicidio, Mel Gibson raccatta da un cassonetto un castoro di peluche. Infila la mano nella marionetta, si mette a parlare con una voce che il critico di Slant colloca tra Michael Caine e Oliver Reed, grazie all’amico immaginario scaccia i pensieri cupi. Agli impiegati e alla moglie, distribuisce bigliettini con scritto “il portatore di questo castoro sta seguendo una terapia, si prega di stare al gioco e non interferire con la cura”. Vincendo una sana repulsione per l’attore, antisemita quanto von Trier e picchiatore di giovani mogli, la strana coppia è un buon motivo per vedere il film (speriamo che il doppiaggio italiano non abbia troppo bamboleggiato nella voce). La curiosa sceneggiatura di Kyle Killen – nota a Hollywood perché era nella Black List dei migliori copioni che girano sulle scrivanie senza trovare un produttore e un regista abbastanza coraggiosi per lanciarsi – viene valorizzata al massimo: l’uomo e la bestiola si somigliano in maniera impressionante. Dividono una scena tra le lenzuola (esausti entrambi) e un anniversario di matrimonio (Mel Gibson gli fa cucire uno smoking con cravattino). Non tutto funziona, ma il coraggio merita un premio.

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