IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA

IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA

Il titolo più azzeccato stava su Variety. “Belgian neo-wheelism”, dove “wheel” sta per la ruota della bicicletta, e il neologismo richiama il neorealismo, genere che i fratelli Dardenne amano sopra ogni cosa. Si sono un po’ addolciti, dai tempi di “Rosetta”. Lì la ragazzina povera e affamata mangiava cose che gli spettatori avevano schifo a guardare perfino sullo schermo, se possiamo osare in questo pauperistico contesto una citazione cara a Hitchcock, amante come noi del cinema “fetta di torta” (lo dice il fotoreporter James Stewart a Grace Kelly, per dissuaderla dai progetti matrimoniali, che includono un viaggio nella giungla con pantofoline ornate di struzzo). Sono un po’ meno cupi rispetto a “La promessa”, dove aveva esordito adolescente Jérémie Renier, subito battezzato da Variety “Il ragazzo con il motorino” (ancora par di sentire il frastuono del motore truccato, certe cose segnano, e allora i Dardenne funzionavano per accumulo ed esasperazione, qui hanno la mano più leggera e svelta). L’attore è tanto cresciuto da poter essere padre di un undicenne, bruscamente abbandonato in un istituto. Al cellulare una voce ripete “numero inesistente”, nell’appartamento dicono che si è trasferito. La pugnalata al cuore arriva quando il ragazzino, convinto che l’adorata bicicletta gli sia stata rubata, capisce da un annuncio che il padre se l’è venduta. A questo punto arriva Cécile De France, giornalista resuscitata in “Hereafter” di Clint Eastwood. Qui fa Samantha la fata buona, in omaggio a un genere che quest’anno a Cannes andava molto. Favola era “Le Havre” di Aki Kaurismaki. Favola era “Le neiges du Kilimandjaro” di Robert Guédiguian, nel quartiere portuale di Marsiglia (si tirano a sorte i licenziandi, sotto la scritta “la lutte, c’est classe”, e il sindacalista mette il suo nome nella scatola). Favola era “La Fée”, altro film belga per niente neorealista. Di mestiere parrucchiera, quindi in camicette maculate, il sabato e la domenica prende in affido il ragazzino scontroso e ci rimette il fidanzato. Per fortuna i Dardenne non danno motivazioni per il gesto della ragazza (niente fratellini morti in culla, niente figli perduti in fasce). Per il padre assente si limitano a un “non ce la faccio” e contengono le scene di strazio. L’esordiente Thomas Doret è bravissimo, ostinato, e con un debole per le cattive compagnie.

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