COME ACQUA PER GLI ELEFANTI

COME ACQUA PER GLI ELEFANTI

Possiamo darci di gomito e ridacchiare, sempre un’utile via di fuga in caso di drammoni con pretese. Ma bisogna convincere un compagno di giochi (il quale dirà subito: ma con tutti i film che ancora mi mancano!). Bisogna evitare i vicini che costringono al religioso silenzio, e non avere una passione per Christoph Waltz (qui sembra il nazista nascosto al circo, sicuro che non lo troveranno mai). Meglio non avere neanche una passione per Robert Pattinson, che come vampiro non era niente male e come veterinario mancato – nonché domatore di elefanti riuscito, poveretto – non è che se la cavi benissimo (ma la parte è tanto ridicola che nessuno ne sarebbe uscito vivo, per fare queste cose serve almeno Baz Luhrmann). La passione per Reese Witherspoon non la prendiamo neanche in considerazione. Sappiano però gli appassionati della fossettina resa famosa da “La rivincita delle bionde”, che la loro prediletta non ha il fisico né per mostrarsi senza tacchi in costumino paillettato da cavallerizza, né per sfoggiare gli abiti bianchi e le onde platinate di Jean Harlow. La goffaggine si vede già dal titolo. Il romanzo di Sarah Gruen “Water for Elephants” era uscito da Neri Pozza con il titolo “Acqua agli elefanti”. Magari non il massimo, se cerchiamo qualcosa da leggere in libreria e l’unico circo che non ci deprime sta in “Son of circus”, il romanzo indiano di John Irving. Bastava usare quello, senza inventarsi “Come acqua per gli elefanti”. “Acqua agli elefanti” fa pensare a un mestieraccio, e in effetti Robert Pattinson comincia con umili lavoretti (tranquille ragazze, poi gli mettono lo smoking, tanta bellezza non va sciupata). “Come acqua per gli elefanti” fa immaginare quale potrebbe essere la similitudine. Sarà la passione degli amanti? Sarà la pelle secca dell’elefantessa che chiede spugnature? Fa da sfondo il circo Benzini, che all’epoca della Grande Depressione vorrebbe proporre spettacoli per famiglie, non solo femmine seminude (utili perché gli spettatori rinscemiti dallo spettacolo vengono borseggiati dai complici). Il cavallo della Bella si azzoppa, e siccome i soldi scarseggiano viene comprata la Bestia: un’elefantessa indomabile, finché qualcuno per caso non le parla in polacco. Il pachiderma si chiama Rosie, una veterana del cinema. Ha fatto più film di tutti gli altri attori messi insieme, e se la cava da star.

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