THOR

THOR

Gli dei sono come i supereroi, con il vantaggio che non bisogna pagare i diritti. Lo confessò Percy Jackson, regista di “Gli dei dell’Olimpo – Ladro di fulmini”, a chi gli chiedeva perché avesse ricollocato divinità e mezze divinità (a furia di frequentare i mortali si finisce a letto con loro, Zeus insegna) dalle parti di Manhattan. I mangiatori di loto invece erano a Las Vegas, e prima era prevista una tappa al Partenone di Nashville, giusto per non aver troppa nostalgia di casa. Il risparmio sui diritti vale per gli dei greci e anche per gli dei della mitologia vichinga, anche loro trasferiti negli Stati Uniti dalla fantasia di Neil Gaiman (il romanzo, intitolato “American Gods”, uscì da Mondadori). Questo “Thor” fa eccezione. Assieme al padre Odino – che secondo Gaiman fa il portinaio e si fa chiamare “Mercoledì”, alludendo al fatto che “Thor” nelle lingue germaniche dà il nome al giovedì – viene dritto dritto dai fumetti Marvel, quindi i diritti a Stan Lee e Jack Kirby vanno pagati lo stesso (in realtà vanno pagati alla Disney, che nel 2009 si è comprata in blocco una quantità di supereroi difficile da smaltire in tempi brevi ). Un finto trailer molto visto su Internet mostra Arnold Schwarzenegger che mormora “essere o non essere” come Amleto (“Hamlet is Back” è il titolo, forse ne faranno un film intero come è accaduto con “Machete”, in uscita il 6 maggio). Kenneth Branagh fa qui la stessa operazione, forte delle sue esperienze scespiriane e del divertimento provato da piccolo leggendo i fumetti del supereroe con il mantello rosso e il martello “forgiato nel cuore di una stella morente”. Thor figlio di Odino vive a Asgard, dove gli dei si sono rassegnati a essere leggenda per gli umani, neanche fossero l’ultimo uomo in un mondo di vampiri. Anzi, considerano gli umani parecchio boccaloni: basta qualche tuono e un paio di saette per spaventarli. L’incoronazione – in stile hollywood – babilonese – del giovane Thor viene interrotta dai temibili giganti di ghiaccio. Il rampollo non vuole fargliela passare liscia, il padre cerca di moderarne l’arroganza e per punirlo lo spedisce a scuola di umiliazione nel New Mexico, sotto il pick up della cacciatrice di tempeste Natalie Portman. Lui fa subito il bulletto, e si ritrova al pronto soccorso. Ubriaco fradicio, dicono. Chi altri guarderebbe il cielo urlando “Padre, aprimi, lo so che ci sei?”.

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