LIMITLESS

Il primo e più famoso detective di carta, Monsieur Dupin, stupisce il suo compagno di avventure leggendogli nel pensiero. O almeno così sembra. A Edgar Allan Poe servono diverse pagine, nei “Delitti della Rue Morgue”, per ripercorrere i passi del ragionamento: da un fruttivendolo al selciato, da una pietra sconnessa a Epicuro, fino a un attore troppo piccolo per un certo personaggio. Più o meno l’effetto che la misteriosa pillola Nzt ha sui neuroni dello scrittore Eddie Morra (Bradley Cooper, visto in “Una notte da leoni”, di cui sta per arrivare il secondo capitolo), che ha già incassato e speso l’anticipo senza un manoscritto da consegnare. Di fronte alla padrona di casa che pretende i soldi dell’affitto sbircia l’angolo di un libro, ricostruisce il titolo, ricorda che lo aveva visto una volta in camera di una ragazza che si voleva scopare, ne deduce che la padrona di casa è alle prese con un difficile paper universitario, glielo scrive in 45 minuti e per ricompensa se la porta  a letto. Roba che crea dipendenza. Soprattutto dopo che lo scrittore in crisi, mollato dalla bionda fidanzata Abbie Cornish che ha già una carriera e ora vuole una vita, riesce in una notte a scrivere il primo capitolo di un libro che tiene sveglio l’editor tutta la notte (nel frattempo il nostro, preso atto che abita in una topaia e ancora sotto l’effetto della meravigliosa droga, pulisce a tempo di record l’appartamento, come fosse Mary Poppins, chiamiamolo effetto collaterale). La pillola gli era stata regalata dall’ex cognato incontrato per strada, dopo vertiginosi titoli di testa che cominciano a Manhattan di notte e penetrano fino al neurone. E ritorno: dall’attivissimo neurone, in compagnia di altri milioni ugualmente attivi, alla faccia del nostro eroe. Perplesso perché deve far da badante allo spacciatore ritirandogli i vestiti in lavanderia, e devastato quando ne scopre il cadavere sul divano di casa. Non che Bradley Cooper cambi granché faccia, da una all’altra scena: è chiaro però che sulla sceneggiatura una volta c’era scritto “perplesso” e un’altra volta “devastato”. Comunque, in nome delle pari opportunità, va bene così: tanto più che qui De Niro, il mitico De Niro, gareggia con lui al ribasso. “Limitless” avanza usando tutti i neuroni (o tutti i lobi della corteccia cerebrale cari ai frenologi, al tempo di Edgar Allan Poe), tranne quelli della coerenza e della verosimiglianza.

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