HABEMUS PAPAM

Melville, chi era costui? Sarà Herman che scrisse “Moby Dick”, oppure Jean-Pierre che girò “Frank Costello faccia d’angelo“ (più sobriamente, nella versione originale: “Le Samouraï”)? Poiché in “Habemus Papam” non si vedono balene né marinai che ordinano: “Chiamatemi Ismaele”, neppure killer con la faccia di Alain Delon e l’alibi di ferro, pare evidente che il nome del cardinale eletto papa contro ogni previsione guardi al racconto “Bartleby lo scrivano”, il copista che fermamente rifiutava ogni lavoro supplementare. Poiché siamo in un film di Nanni Moretti – il Nanni Moretti migliore, dopo “Bianca” e “La messa è finita”, non solo nei dialoghi e nella fantasia, ma anche nella forma e nella messa in scena – il “preferirei di no” diventa qui un ululato di stretta osservanza Michele Apicella. Alla finestra su piazza San Pietro non si affaccia nessuno (“la domenica mattina andavano tutti sotto le finestre del Papa” scrive John Fante nel suo diario romano, dopo aver registrato che “le strade puzzavano di gorgonzola acido” e che “la forma più bassa di vita umana era lo scrittore italiano”). In Vaticano entra lo psicanalista più bravo che c’è (“la mia condanna, me lo dicono tutti”, morettianamente acconsente): vedi mai che, prendendo la via non autorizzata dell’inconscio, il nuovo Papa vinca la depressione e si decida almeno a salutare la folla festante. Nel film, i cardinali in Conclave si comportano come scolaretti: copiano il nome scritto dal vicino sulla scheda e implorano Dio di non chiamarli al difficile compito. Intanto il Papa è sempre più infelice, soprattutto quando incontra Margherita Buy, psicanalista da una sola diagnosi: “Deficit di accudimento”. L’unica volta che lo vediamo sorridere è quando nei giardini vaticani fa “ciao” con la manina alle guardie svizzere che hanno appena prestato giuramento. Le facce degli anziani cardinali sono semplicemente fantastiche, a cominciare da Renato Scarpa, che entra Papa in Conclave e ne esce cardinale: cinema vero, non battutine messe una in fila all’altra. Qualcuno vorrebbe andare a Borgo Pio a pigliarsi una bomba con la crema, tutti sono costretti dallo psicanalista a un torneo di pallavolo (“non mi scardinate lo schema, ho lavorato tutta la notte”). Bello e intelligente al punto che l’ala dura morettiana, in assenza di chiaro messaggio, ha avuto da ridire.

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