LO STRAVAGANTE MONDO DI GREENBERG

Avevamo una gran voglia di affezionarci a Greenberg. Inteso prima di tutto come film di Noah Baumbach, sceneggiatore di Wes Anderson e regista di “Il calamaro e la balena” (a proposito di Wes Anderson, su Comedyhumour gira un video che rifà “The Social Network” come se fosse “I Tenenbaum”: ragazzi prodigio, mignoli mozzati, sfondi pastello). E inteso poi come personaggio intepretato da Ben Stiller in questo film: per l’attore abbiamo sempre avuto un debole, e il genere Sundance che sconfina nel “mumblecore” (chiacchiere di giovanotti o fanciulle indecisi a tutto) talvolta produce gioiellini. Ce l’abbiamo messa tutta. Senza riuscirci: film e personaggio sono più abbozzati che rifiniti, i dialoghi promettono scintille e non le fanno mai, le scene finiscono per risultare stucchevoli, a furia di risolversi sempre in un nulla di fatto. Appena uscito da una clinica per depressi, il quarantenne Greenberg si trasferisce da New York in California. Casa lasciata libera dal fratello in partenza per una vacanza in Vietnam, cane di nome Mahler, e ragazza bionda tuttofare che all’occorrenza potrebbe risolvergli qualche problema (primo: gente sconosciuta che si tuffa in piscina; secondo: portare il cane a passeggio e dal veterinario). Il nostro non ha vestiti adatti al clima, usa ossessivamente il lucidalabbra, spesso si siede a tavolino per scrivere lettere con l’intestazione “Dear American Airlines…” oppure “Dear Starbucks…”. Tentativo del regista – qui anche sceneggiatore assieme alla consorte Jennifer Jason Leigh, ma lei era molto più brava una decina di anni fa, quando dirigeva in proprio “Anniversary Party” scritto con Alan Cumming – di far pensare a Herzog di Saul Bellow. In effetti uno ci pensa, ma solo per chiedersi: Bellow è morto, ogni cosa infallibilmente decade, ma non potremmo avere almeno come collaboratore alla sceneggiatura un Nathan Englander prima maniera, tipo “Per alleviare insopportabili impulsi”? Greenberg vede gente e fa cose (piuttosto goffe e tristi) con Florence-Greta Gerwig: la rivedremo in “Arthur” – remake del film con Dudley Moore e Liza Minnelli – accanto al miliardario Russell Brand. Quanto alla nostalgia, siamo quasi sicuri che qualunque gruppo amato dalle nuove generazioni sia meglio dei Duran Duran che Greenberg a spada tratta difende.

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