THE WARD – IL REPARTO

Incombe su di noi “Scream 4”, che mostra parecchia della sua inutilità – e della sua incapacità di far fronte a certe macellerie confusionarie spacciate per horror – con le nuove regole elaborate per gli anni dieci. Primo: il maniaco ora attacca anche le vergini (chi faceva sesso, nella vecchia griglia di combinazioni, veniva immediatamente punito tra atroci tormenti, le ragazze perbene la scampavano). Secondo: vanno alla grande gli omicidi estremi, il nuovo cliché si chiama “bizzaria”. Terzo: il serial killer 2.0 non lascia mai a casa la telecamerina, quando esce per commettere i suoi omicidi. Non sarebbe propriamente una novità, il “Peeping Tom” di Michael Powell – titolo italiano: “L’occhio che uccide” – usava una macchina da presa e uno specchio accuratamente posizionato, perché la vittima vedesse il dolore nei propri occhi. Capitava quando l’omicidio era considerato alla De Quincey, come una delle belle arti, non una pratica di massa: gli assassini di nuova generazione invece filmano il delitto per metterlo su YouTube e contare i click. In attesa che il film di Wes Craven esca nelle sale, il prossimo 15 aprile, godiamoci “The Ward”, film dell’orrore abbastanza classico e ben riuscito firmato da John Carpenter, impermeabile alle tentazioni metacinematografiche. Siamo in un manicomio femminile, reparto isolatissimo popolato da una serie altrettanto classica di ragazze con problemi: la mitomane, l’eterna fanciullina che non si separa mai dall’orsacchiotto, la catatonica, la seduttrice, tutte agghindate come se fossimo negli anni Sessanta, a far da contrasto con le pareti grigie e le finestre con le sbarre. Lì dentro finisce Kristen, dopo aver dato fuoco a una cascina. Un incidente, lei dice. Non è pazza, ma lo dicono tutti appena finiscono in manicomio. Non bastasse, tra le mura sembra aggirarsi un fantasma, anche lei femmina. John Carpenter sembra volerci suggerire qualcosa, mentre organizza le conversazioni (e qualche scaramuccia di invidia e gelosia). Ma fino alla fine non abbiamo capito cosa. Le signorine organizzano la fuga – colonna sonora “Run, Baby Run” dei New Beats – e si pone anche qualche problema di leadership. Carpenter non girava film da una decina d’anni, e per rimettersi in pista ha astutamente scelto una storia a bassissimo costo, con un solo set.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi