TOURNÉE

Ha le artiste del burlesque più brave e più simpatiche in circolazione. Le usa come comprimarie in un film che rispolvera la poco appassionante storia di un impresario dal cattivo carattere voglioso di una seconda occasione. Era una star della tv, ora vuole introdurre in Francia le artiste californiane del new-burlesque, che conosciamo soprattutto per Dita von Teese: l’ex signora Marilyn Manson sgambettante in guêpière nella coppa di champagne. Mentre lo fa, abbiamo il sospetto che riesca irritante perfino a se stesso, figuriamoci allo spettatore annaspante in tanto narcisismo, stufo di vedere Mathieu Amalric con i baffetti e la nevrosi a mille. Dirty Martini, Evie Lovelle, Kitten on the Keys, Mimi Le Meaux e compagnia sono magnifiche: peccato che spesso siano confinate in camerino, mentre fellinianamente si truccano e incollano in posizione i copricapezzoli con gli strass. La sceneggiatura latita – a parte una scena ad altissima tensione erotica con la cassiera di un benzinaio. Qualche altro colpo di genio come questo, qualche altro numero di burlesque visto per intero, e il film si sarebbe meritato davvero il premio per la regia assegnato a Cannes da una giuria compiacente (o disperata: Tim Burton davanti a tanto realismo stava per soccombere). Non se ne può parlare male perché le artiste sono in gran parte di taglia sconosciuta alle sfilate, e viene subito precisato che sono donne che si spogliano per le donne: “Lo spogliarello è nostro e ce lo gestiamo noi”. Il grido di guerra arriva fino al programma tv Lady Burlesque (per ora sono in onda i casting, terrificante miscela di post-femminismo, talent show provinciale, e incapacità di dimenare le chiappe a dovere; quanto alle nappine sulle tette, sono sempre immobili quando dovrebbero turbinare). Peccato: i numeri di “Tournée”, quando il regista e protagonista si scansa dal centro scena sono spettacolari. Vediamo sirene avvolte nella bandiera americana tutta di strass, ventagli e palloni giganteschi, un numero horror con mano mozzata che insegue la ballerina in cuoio nero, una corda attorno al corpo per far da abito, e la ballerina che se ne libera come Houdini (prima si gonfiano i muscoli, poi si rilasciano). Ispirato a “I retroscena del music Hall”: le memorie di Colette, quando sgambettava spogliata sui palcoscenici parigini. 

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