IL BUONGIORNO DEL MATTINO

Convocata dal capo, e sperando nell’agognata promozione a produttrice, Becky si mette la maglietta con la scritta “Accetto”. Invece è licenziamento, in tronco (sono film che in Italia non si potrebbero fare, partirebbe subito la causa all’avvocato del lavoro, tra ricorsi e controricorsi passerebbero anni, alla fine la licenziata avrebbe di nuovo il suo programma, gli stipendi arretrati, gli interessi e la coroncina da martire). Negli Stati Uniti invece succede, ti depennano dall’organico anche se sei bravo, perché le tv sono imprese private e per vivere devono rientrare nei costi. Becky – l’attrice è Rachel McAdams, miss perfezione & ottimismo – trova lavoro a uno show del mattino. Quelli dove si pettinano i barboncini, si friggono le verdure, si preparano le marmellate, c’è spesso un bambino in scena, accuratamente scelto dall’assistente. “Lo vuoi bianco, nero, ispanico, asiatico? Capelli biondi o scuri? Con i denti o senza denti?”, è la prima domanda che si sente fare la nuova arrivata (le altre non son da meno: “Chi beve il succo disintossicante e poi si fa misurare le tossine?”. “Serve un’iguana o un pappagallo per lo spazio sugli animali ?”. “Che ne dite di un servizio sulle banderuole segnavento?”). Davanti alle telecamere, una Diane Keaton che odia il suo lavoro (provateci voi tutte le mattine a svegliarvi all’alba per celebrare i miracoli delle diete, e un quarto d’ora dopo accogliere il cuoco che in diretta prepara le lasagne) e ancor di più odia i suoi partner, mai all’altezza dalla situazione. Esaminati parecchi candidati – la maggior parte con i dentoni, altri che vanno in diretta nazionale solo nel giorno della marmotta o altre sagre paesane – la scelta cade su un cronista d’assalto. “Mi hanno sparato in Bosnia, ho salvato Colin Powell da una jeep in fiamme, ho messo un panno umido sulla fronte di Madre Teresa di Calcutta mentre impazzava un’epidemia di colera”, spiega alla volenterosa produttrice che lo vuole arruolare. E subito aggiunge quel che pensa del programma Daybreak: “Metà della gente che guarda il vostro programma non trova più il telecomando, l’altra metà aspetta che l’infermiera l’aiuti a girarsi”. Massima fedeltà al romanzo con lo stesso titolo di Diana Peterfreund (Leggereditore). Non proprio “Il diavolo veste Prada”, come promette lo strillo in copertina, ma divertente.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi