UNKNOWN - SENZA IDENTITA'

Come accade nei thriller che partono bene e smarriscono la strada quando si tratta di sciogliere i nodi, varie questioni restano inevase. Per esempio su chi ha congegnato il piano. E perché, esattamente, ha pensato a un tale imbroglio: anche nei film d’azione, come nell’informatica, dovrebbe valere la regola del Kiss: “Keep It Simple, Stupid”. Una domanda in più delle solite riguarda January Jones, la Betty Draper di “Mad Men”: avrà una carriera d’attrice, fuori dalla serie tv, oppure resterà legata per sempre al ruolo di bionda gelida, con un guardaroba invidiabile? (nel telefilm di Matthew Weiner, si intende: fuori, è stata affittata come testimonial dalla ditta Versace, che le impone abiti rosso lacca composti di strisce strizzaseno, terribili a vedersi e difficili da portare, se non in fotografia). La parte che le tocca in “Unknown - Senza identità” è troppo monocorde per stabilirlo. Arriva a Berlino con il consorte, per un convegno sulle moderne tecnologie botaniche. Prende alloggio all’Hotel Adlon con vista sulla Porta di Brandeburgo (lo stesso dove Greta Garbo alias madame Grusinskaya, ballerina agli sgoccioli della carriera nel film di Edmund Goulding, si innamora di un barone che in realtà voleva solo rubarle i gioielli). Alla firma sul registro, lo scienziato si accorge di avere lasciato la valigetta all’aeroporto. Risale su un taxi per recuperarla, ha un incidente d’auto, resta in coma per qualche giorno, al risveglio torna tutto felice in albergo per dire “cara eccomi qua”, e la bella in abito da sera gli chiede: “Scusi, ci siamo già incontrati da qualche parte?”. Compare il marito legittimo, i portieri accompagnano il sedicente Mr Harris all’uscita. Nel romanzo di Didier van Cauwelaert (esce da Dalai editore), la scena era ambientata nell’appartamento coniugale. Uno dei casi in cui gli sceneggiatori fanno danni invece di rendere la situazione più tesa, solo perché il regista possa girare una scena movimentata da camerieri con vassoi e secchielli per il ghiaccio. Ora Martin Harris – Liam Neeson, che dopo “Taken” ha preso gusto ai film d’azione – deve dimostrare la sua identità (servirebbero i documenti chiusi nella valigetta mai recuperata). Poiché siamo a Berlino, spunta anche Bruno Ganz, ex agente della Stasi che ora lavora in proprio. Ruolo minuscolo, forse anche un po’ inutile, ma ben azzeccato.

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