IL GRINTA

La quindicenne Hailee Steinfeld sta in scena tutto il tempo, senza di lei il film sarebbe un western come tanti, cattura l’attenzione anche quando divide lo schermo con il gigantesco Jeff Bridges (alias lo sceriffo Rooster Cogburn) e un più spento Matt Damon (alias il ranger Laboeuf). L’hanno candidata come attrice non protagonista. Al primo, alcolizzato e piuttosto male in arnese, rolla anche le sigarette, con mano ferma: speriamo non scoppi il solito scandaletto a difesa dell’infanzia. Nell’Arkansas di fine ottocento la vita era durissima, gli indiani prossimi, la giustizia amministrata come capitava. Gli impiccati bianchi possono fare il loro discorsetto, prima di indossare il cappuccio, il nero neanche quello (comunque tutti gli alberghi sono pieni perché in mancanza di tv si guardavano le pubbliche esecuzioni, alla pensione affittano perfino il mezzo letto dove dorme nonna Turner). Tutte cose che Mattie Ross non riesce a farsi piacere, soprattutto da quando un balordo le ha ammazzato il padre, impossessandosi di due pezzi d’oro californiano custoditi nella cintura. Nel romanzo di Charles Portis (esce da Neri Pozza, con le entusiastiche frasette di Jonathan Lethem e di Roald Dahl, mentre la rivista di culto The Believer lo paragona a “Cormac McCarthy, ma divertente”), Mattie parla come una ragazza tutta Bibbia e scuola domenicale, totalmente sprovvista di ironia ma non di buon senso: “ho un ottimo avvocato” è la sua minaccia per chiudere le discussioni quando le danno torto. Il film dei fratelli Coen usa la voce fuori campo e ricicla parte dei dialoghi (non i più divertenti, ma probabilmente al cinema non avrebbero funzionato: il western ha una dignità da conservare). Fedelissimo al romanzo, lo è un po’ meno a “Il Grinta” di Henry Hathaway, che nel 1969 fece vincere a John Wayne l’unico Oscar della sua vita (l’attore era così malandato che lo dovevano issare a cavallo con la carrucola, per questo rinunciò a dirigere il film). Mattie contratta, arruola lo sceriffo, lo segue quando lui la vuole abbandonare per cacciare da solo l’assassino, guada il fiume con un pony appena domato. I maschi la chiamano “arpia”, lei spiega loro la differenza tra quel che è male in sé e quel che è male per la legge. Si dice che le donne, buone solo a cucire tendine, rovinino i western. Mattie non pensa al punto croce e ha più grinta dei due maschi.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi