IL CIGNO NERO

Nessuno lo voleva finanziare, con sorpresa di Darren Aronofsky, reduce dal successo di “The Wrestler” (per la regola che a Hollywood vali quanto il tuo ultimo film, non avrebbe dovuto incontrare difficoltà: era più arrischiato l’investimento sul film con Mickey Rourke, dopo il fiasco di “L’albero della vita”). Una settimana prima di cominciare le riprese, ancora i soldi non c’erano e il regista sperimentò il suo peggiore mal di stomaco: “Ero terrorizzato all’idea che Natalie Portman mi prendesse a pugni, dopo essersi allenata alla sbarra per un anno”. L’ultimo tentativo andò in porto, i 13 milioni del budget (ridotto all’osso, per 40 giorni di riprese a ritmi serratissimi) saltarono fuori. Natalie non fece un occhio nero a Darren (pensavano a “Black Swan” da dieci anni, entrambi erano ancora studenti), il film è nelle sale per farci litigare e per vincere molti Oscar il 27 febbraio. Balletto, per cominciare, che al cinema ha portato sfortuna anche a Robert Altman. Ballerina che deve tirar fuori la propria metà oscura: bravissima nella parte del cigno bianco, non ha abbastanza grinta per la parte del cigno nero (sono principesse sotto incantesimo che si disputano l’amore del principe, subito sedotto dalla prima, ma ancora più dalla seconda che ne prende il posto, come nei film con la gemella buona e la gemella cattiva, starring Bette Davis). Madre della ballerina da spedire in manicomio subito: vive attraverso la figlia, le controlla la dieta e gli allenamenti, di uscire la sera non se ne parla. Coreografo implacabile che tortura il corpo di ballo, e come Balanchine si interessa non solo professionalmente alle ballerine (Vincent Cassel, primo non gay a fare quel mestiere nella storia del cinema). Ballerina rivale molto agguerrita. Ex prima ballerina (Winona Ryder, ahimè) sul viale del tramonto. Specchi. Tutù. Schiene grattate a sangue. Piedi deformati. Cadute rovinose (il wrestling al confronto, con i suoi incontri preparati e le finte mosse assassine, è roba per signore). I fan lo considerano un raffinatissimo thriller in luogo desueto (ma neanche tanto, se avete presente “Eva contro Eva”). Ai non fan come noi, pare un melodrammatico pasticcio che ruba a “Scarpette rosse” di Powell e Pressburger (tra poco in dvd, targato Teodora), con un po’ di “Psycho”. Chi sta in mezzo parla di “guilty pleasure”: un film tanto brutto che diventerà di culto.

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