I FANTASTICI VIAGGI DI GULLIVER

Nel romanzo di Jonathan Swift il naufrago Lemuel Gulliver spegne con una pisciata l’incendio al palazzo lillipuziano abitato dall’Imperatrice (il fuoco era divampato giacché una damigella aveva preso sonno mentre leggeva un romanzo a lume di candela, delizioso monito settecentesco sulla pericolosità di quel volgare genere letterario, capace di infiammare la mente delle signorine e pure gli edifici). Prima tenta di domare le fiamme in maniera più canonica, facendosi passare dagli abitanti secchi grossi quanto un ditale. Poi decide per un getto più copioso: la sera prima aveva bevuto parecchio vino locale, direttamente dalle damigiane. L’Imperatrice ringrazia l’Uomo Montagna a denti stretti: “Inorridita per quel che avevo osato fare, aveva trasferito i propri appartamenti nell’ala opposta del palazzo, ed era irremovibile nel suo proposito di non restaurare l’edificio incendiato”. Mai accuseremmo il regista Rob Letterman di aver introdotto tocchi da cinepanettone nel classico Swift. Troviamo altre grossolanità d’autore nel capitolo su Brobdingnag, quando Gulliver si aggira minuscolo in una terra popolata da giganti, nella sua gabbietta da trasporto o nella sua casa di bambole: “Le dame si spogliavano in mia presenza, né si vergognavano di fare i loro bisogni in mia presenza. La più bella delle damigelle d’onore, una ragazza sedicenne allegra e vezzosa, si pigliava a volte il gusto di mettermi a cavalcioni sul suo capezzolo, e di fare altri giochetti (sui quali, con il permesso del lettore, non vorrei soffermarmi)”. La pruderie della parentesi è tutta dello scrittore irlandese – dove per “pruderie” si intende correttamente “pudicizia” o “pudore”, non la “pruderie maschile” invocata dall’onorevole che durante il voto di fiducia a Bondi curiosava tra femmine scosciate sul suo iPad, quello semmai è il prurito. Jack Black ha dalla sua la filologia, quando esibisce le trippe (lato A e lato B, quando i lillipuziani gli agganciano i pantaloni e sono schiacciati dal gran culo, in 3D se avete il coraggio). E quando si veste da bamboletta costretta a prendere il tè e a dormire nella casa delle bambole. Il regista Rob Letterman avrebbe dalla sua “Shark Tale”, con lo squalo vegetariano. Ma non riesce a mettere insieme, dopo un noioso prologo a Manhattan, altro che una serie di gag adolescenziali buone solo per i fan.

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