BIUTIFUL

Tre film insieme – “Amores Perros”, “21 grammi”, “Babel” – con un solo tradimento: quando lo sceneggiatore Guillermo Arriaga, nel 2005, regalò al regista e attore Tommy Lee Jones il copione di “Le tre sepolture”. Poi il divorzio, accompagnato dal silenzio stampa. La prima volta di Guillermo Arriaga senza Alejandro González Iñárritu regista fu “The Burning Plain – Il confine della solitudine”, con Charlize Theron, Kim Basinger e la giovanissima Jennifer Lawrence che alla mostra di Venezia vinse il premio Mastroianni (ora è candidata agli Oscar come attrice protagonista per “Un gelido inverno” di Debra Granik, esce il 18 febbraio). La prima volta di Alejandro González Iñárritu regista senza Guillermo Arriaga sceneggiatore è “Biutiful”, candidato all’Oscar come miglior film straniero. In sintesi: 142 minuti di sciagure, pensatene una e nel film non mancherà. Uxbal-Javier Bardem (la faccia e l’andatura di chi regge sulle spalle tutte le disgrazie, ancor prima che accadano) traffica con gli immigrati cinesi e africani nei bassifondi di Barcellona. All’inizio del film gli diagnosticano un cancro fulminante, lui fa la sua parte non curandosi. Vive con i due figli in una topaia: forse ci siamo distratti, magari appisolati complice un direttore della fotografia deciso a mostrare tutta la sua destrezza nelle riprese notturne, ma una simile attività clandestina dovrebbe rendere qualche soldo in più, per l’affitto in un quartierino meno squallido. La mamma delle creature naviga nella depressione, a lui toccano due mesi per sistemare gli affari e dare ai bimbi una parvenza di papà (“Biutiful” come la scritta infantile su un foglio a quadretti, non vi sale già la lacrimuccia? Che bisogno c’è di una trama?). Per arrotondare, si mette in contatto con i morti, come Matt Damon in “Hereafter” di Clint Eastwood, e riferisce ai vivi. Il ruolo ha fruttato all’attore spagnolo un premio di interpretazione a Cannes, condiviso ahimè con Elio Germano per la parte dell’operaio in “La nostra vita”. Fu divertente allora, vedere come la miseria delle borgate romane venne messa in conto a Berlusconi, mentre nessuno osò imputare lo sfacelo di Barcellona a Zapatero. Bardem potrebbe vincere un Oscar da protagonista. Noi speriamo che Arriaga e Iñárritu facciano pace, e ognuno ricominci a fare il mestiere che gli riesce meglio. E solo quello.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi