FEMMINE CONTRO MASCHI

Piccoli crimini coniugali” è il titolo di un atto unico firmato da Eric-Emmanuel Schmitt, scrittore francese amatissimo dai lettori e dunque guardato dai critici con il sopracciglio tanto irto da toccare il punto dove comincia la calvizie (lui ha pareggiato i conti con “Odette Toulemonde”, racconto e poi film: giusto per far capire agli accademici quanto e quale amore una fan può riversare su un romanziere che la diverta). La pièce racconta uno scrittore di gialli che perde la memoria dopo un incidente domestico, mentre la moglie cerca di riattivare qualche ricordo della loro vita coniugale. Con qualche bugia innocente: “Mi accompagnavi a fare shopping per interi pomeriggi”. Più qualche bugia meno innocente: “Il tuo best seller non piaceva neanche a te, l’hai sempre considerato una schifezza” (siamo solo all’inizio: Schmitt riesce a ficcare nel suo testo – esce da e/o – vari colpi di scena). Ritroviamo una situazione simile in “Femmine contro maschi”, starring Emilio Solfrizzi di “Tutti pazzi per amore” e Luciana Littizzetto. Vale come un complimento, non come un’accusa di scopiazzatura. Fausto Brizzi (che ha anche diretto il film), Marco Martani, Massimiliano Bruno e Pulsatilla hanno fatto un ottimo lavoro: il fatto che in “Femmine contro maschi” ci siano echi di altre storie può far solo bene al cinema italiano. Luciana Littizzetto fa l’androloga, legge Proust e ascolta musica classica. Emilio Solfrizzi sta al distributore di benzina, in compagnia di un inserviente pachistano senza nome (paki basta e avanza), ha l’amante con la decappottabile che si presenta per una sveltina. Dopo l’amnesia, lei lo ridurrà a marito perfetto che carica la lavatrice, stira le camicie, prepara bagni profumati e dimentica di essere mai stato tifoso. Le altre storie si concentrano sul quartetto di femmine, giacché i maschi avevano avuto la loro in “Maschi contro femmine” (il primo era distribuito da O1, questo da Medusa, in duopolio perfetto). I separati Claudio Bisio e Nancy Brilli (miss Dea bendata, con labbra perfette per la parte, ma imbarazzanti fuori dal set) fanno pace per amore della mamma moribonda. Ficarra e Picone, con tempi comici da metronomo, suonano in un complessino che rifà i Beatles (ebbene sì, anche “Yellow Submarine”, in parrucche e costumi). Miracolo dei miracoli: non sono ridicoli né patetici.

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