THE GREEN HORNET

Volendo molestare un supereroe, il Michel Gondry di “Se mi lasci ti cancello” e dell’indigesto “L’arte del sogno” (il tipo di film che ci fa amare “Inception” sopra ogni cosa), sceglie uno dei più anziani. Il Calabrone Verde nasce infatti come radiodramma – quelli che venivano recitati in diretta, e in diretta si canticchiavano anche le strofette pubblicitarie – nel 1936 (proprio quando Giorgio VI veniva incoronato dall’arcivescovo di Canterbury, come racconta Tom Hooper in “Il discorso del re”). Nel 1940 il personaggio creato da George W. Trendle e Fran Striker era già un serial cinematografico di tredici puntate. In televisione sarebbe approdato negli anni Sessanta, con Bruce Lee nella parte di Kato, l’ingegnere venuto dall’oriente che accompagna il Calabrone Verde in tutte le sue azioni da giustiziere mascherato (e intanto lo provvede di marchingegni alla James Bond). Nel 2010 alla saga partecipa anche il regista Kevin Smith, che trasforma in fumetto la sceneggiatura scritta per un film che mai vide la luce (anche il più fortunato “Clerks” è diventato un fumetto, il nostro non è alle prime armi). E sta per ritentare il colpo con uno spin-off: tavole disegnate che dal prossimo aprile racconteranno le avventure di Kato (che ora è una bella ragazza), e del Calabrone figlio. Gondry rende omaggio di sfuggita a Bruce Lee, ma si capisce subito che non ha il passo giusto per un film da supereroi. La legge ha poche eccezioni: prendete un regista abituato a trafficare con cose alte e nobili come i sogni o la memoria, dategli qualcosa di pop, mescolate, sicuramente il risultato sarà molto inferiore alla somma delle parti. Seth Rogen è Britt Reid, figlio degenere di un magnate della stampa losangelina. Alla morte del padre, per via di un cappuccino malfatto, scopre i talenti di Kato, giovanotto con gli occhi a mandorla che funge da meccanico. Tra i suoi compiti: aggiungere al lussuoso parco macchine di casa Reid la Black Beauty, fuoriserie con speroni, vetri antiproiettile, carrozzeria rinforzata. “Utile come un coltellino svizzero, ma umano”, è il primo giudizio del figlio viziato sul partner esperto di kung fu (che però, non avendo mai visto un coltellino svizzero, fa una smorfia). Come molti supereroi, i due hanno un Edipo grande come una montagna. Ancora più ingombrante Cameron Diaz, aspirante segretaria che discetta sul giornalismo e i suoi nemici.

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