L’ORSO YOGHI

Hai voglia a sorvolare sulla data di nascita, c’è sempre un fumetto, una canzone, uno spot pubblicitario che smaschera le bugie. La banda degli “Immaturi” (nel film di Paolo Genovese che uscirà la prossima settimana) palpita ancora per “Si trasforma in un razzo missile / con circuiti di mille valvole / fra le stelle sprinta e va” da cantare in coro mimando la sigla che fu. I quasi quarantenni costretti a rifare l’esame di maturità non sanno più nulla di Giacomo Leopardi ma sono ferratissimi sul tema “Mangia libri di cibernetica, insalate di matematica / e a giocar su Marte va” (uno di loro confessa perfino un trasporto erotico per i pomelli rossi di Heidi). Generazioni differenti hanno familiarità con il canarino Titti (“oh, oh, mi è semblato di vedele un gatto”) o con la sigla del Braccobaldo Show (vale più punti del solito “Topolin Topolin viva Topolin”), o con gli orsi che il Braccobaldo Show ospitava nel programma, e che presto gareggiarono in popolarità con il cagnetto titolare. Yoghi e Bubu, insomma, residenti nel parco nazionale di Jellystone, infaticabili cacciatori di cestini da picnic. La mente criminale in realtà appartiene a Yoghi, il piccoletto Bubu fa da voce (nasale, molto nasale) della coscienza, senza distogliere l’altro dalle appropriazioni indebite. Il grande ha colletto e cravatta, più un berretto verde, il nanerottolo porta solo un cravattino, abbigliamento che quando gli orsi famelici debuttarono in tv serviva a risparmiare sull’animazione: il corpo restava fermo, bastava ridisegnare il muso e gli occhi per far divertire i bambini, gli indumenti mascheravano il trucco. Oggi le creature riescono a infilare un dvd nel lettore ancora prima di allacciarsi le scarpe (che infanzia meravigliosa dev’essere!), per attirarli al cinema servono le tre dimensioni. Più l’insana idea che ogni personaggio disegnato (da Alvin a Garfield) abbia diritto al suo film con comprimari in carne e ossa (si fa per dire: il ranger idiota e compagnia sono anche meno espressivi dei plantigradi). Alla griglia di partenza, troviamo Yoghi che costruisce trappole sempre più sofisticate. Più una documentarista che si rivolge all’orso parlante Yoghi con la lingua degli orsi appena imparata. Più i soliti politici corrotti, che per far cassa vogliono chiudere il parco e vendere i terreni. Aggiungere la solita disgustosa dose di ecologia per i piccoli spettatori, mescolare, passare all’incasso.

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