LA VERSIONE DI BARNEY

Conosciamo due simpaticoni che insegnano a parlare dei libri senza darsi la pena di leggerli. Un inglese pragmatico che si chiama Henry Hitchings (titolo: “How to really talk about books you haven’t read”, editore John Murray) e un francese più teorico che si chiama Pierre Bayard (titolo “Come parlare di un libro senza averlo mai letto”, in traduzione italiana da Excelsior 1881). Entrambi dovrebbero aggiungere in appendice un capitoletto su “La versione di Barney”, intesa come romanzo di Mordecai Richler. Ne avevamo il sospetto, ma non era gentile da dire, leggendo gli innumerevoli commenti che parlavano di Richler, e peggio ancora di Barney, da pari a pari, lasciando capire che lo scrivente in cuor suo era totalmente identificato con lo scrittore e con il personaggio. Un atteggiamento più consapevole e rispettoso sarebbe stato: non ho il talento di Richler, né la perfida brillantezza di Barney, quindi li prenderò a modello; con fatica e applicazione spero di ricavarne utili lezioni, la prossima volta che mi verrà in mente di aprire bocca su qualcosa, o di scrivere un romanzo in proprio. Ne abbiamo la certezza dopo aver assistito, durante l’ultima Mostra di Venezia, a un improvvisato dibattito sulla scorrettezza politica di Mr Panofsky, complice Christian Rocca (il suo volumetto “Sulle strade di Barney”, maniacale ricognizione sull’autore e il personaggio, tra pastrami e Macallan, esce da Bompiani). Prima e unica domanda, rivolta ai cultori della materia: “Ma Barney non era politicamente scorretto?”. Certo che lo era, ma non è che nel film di Richard J. Lewis (girato dopo molti tentativi, lo spostamento della vita bohémienne da Parigi a Roma ebbe il beneplacito dello scrittore morto nel 2001) non ne sia rimasta traccia. Semplicemente, regista e produttore hanno deciso di girare una storia con al centro un personaggio e non una macchinetta sparabattute. Il Barney di Paul Giamatti ha tutto quel che deve avere, e l’adattamento risulta fedelissimo. Chi ha letto il romanzo ritrova il personaggio, e pazienza per gli altri che nulla sapevano della storia d’amore per Miriam, la bellissima Rosamund Pike, terza moglie conosciuta al matrimonio con la seconda signora Panofsky. Ritrova papà Izzy, poliziotto dai modi bruschi che adora fare irruzione nei bordelli. Missione compiuta, anche se sembrava impossibile.

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