LE AVVENTURE DI SAMMY

Pura gioia del cinema a 3D. Vi venisse la curiosità di vedere la tartarughina Sammy e i suoi molteplici predatori in una sala sprovvista della terza dimensione, sappiate che gran parte del divertimento andrà perduto. A produrlo è la ditta belga nWave Pictures, specializzata finora in cortometraggi spettacolari per IMAX e parchi a tema (fatturato: 200 milioni di dollari). L’esperienza dà i suoi ottimi frutti in questo primo lungometraggio. L’acqua è cristallina, tranne quando dalla petroliera incagliata come una balena agonizzante colano chiazze di petrolio (non si conosce film con animali senza lezione ecologica, da qualche anno a questa parte: la consolazione qui sta nello sfottò a una banda di hippy con aristogatto dall’accento francese, che spiega alla tartarughina com’è triste il destino di chi finisce in una zuppa). Le meduse sono sgargianti e sembrano arrivare sul naso dello spettatore provvisto di occhialini. Il serpente fa saettare la lingua biforcuta. Gli squali mostrano i dentoni, i piraña mostrano i dentini, un pescetto sempre fuori posto sgrana gli occhi a palla. La zattera che ospita la tartaruga californiana Sammy e il suo compagno di avventure è decisamente elegante con i suoi materiali di riciclo. Il frigorifero rosa che sostituisce la zattera una meraviglia di riuso. Son belli perfino i sacchetti di plastica, e le reti che catturano i pesciolini lucenti con tutto quel che si trova nell’oceano. La trama non può competere con “Alla ricerca di Nemo”, e neppure con il recente “Rapunzel” di Nathan Greno, sempre in cima alla classifica degli incassi, e dei giocattoli più ricercati dai piccini, a dispetto dell’alluvione di film natalizi con vecchietti, con negretti, con Babbi Natale spompati. Capace perfino, con la sua capelluta principessa chiusa nella torre in compagnia del delizioso camaleonte domestico, di superare lo stanchissimo “Harry Potter e i doni della morte” (i fan del maghetto sono cresciuti e pure loro non ne possono più; i nuovi spettatori sono tenuti a distanza dal fatto che bisogna conoscere a menadito le puntate precedenti per divertirsi un po’). Al confronto con “Toy Story” o con “Up” non si pensa nemmeno, ma non era questa l’intenzione di Ben Stassen. “Le avventure di Sammy” non cerca di imitare John Lasseter, o peggio di scopiazzarlo. Fa il suo onesto mestiere, presto e bene.

 

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