UN ALTRO MONDO

Fatico a sopportare i padri della patria quando hanno 80 anni, figuriamoci quelli che ne hanno 30”. Così parlò Vincino in un’intervista su Sette, a proposito del neopatriottismo televisivo. Prendiamo a prestito la battuta, ottima per scacciare i sedicenti maestri di vita. Sono fastidiosi in età avanzata, figuriamoci quando ancora portano i maglioni uno sopra l’altro. Anche facendo la media tra Silvio Muccino e la sceneggiatrice Carla Vangelista (che con il suo romanzo ha dato la stura al micidiale sentimentalismo di “Un altro mondo”) non si raggiunge il minimo utile per la lezioncina di bontà, corredata dal conto in banca su cui lo spettatore dovrebbe versare il proprio obolo. L’obolo lo avremmo versato volentieri per qualche lezione di sceneggiatura, o per uno script doctor che aggiustasse il copione zoppicante, dove si contempla un giovanotto senza ideali né occupazioni foraggiato dall’assegno materno (cospicuo, a giudicare dal vistoso quartierino). Egli non ha avuto l’affetto di papà, che lo abbandonò dopo avergli insegnato ad andare in bici (scena che vorremmo vietare, assieme al saggio scolastico: le ruotine d’appoggio se ne vanno e cominciano le asprezze). Risultato: il giovanotto non dice mai “ti amo” alla fidanzata in zona anoressia (mica si può vivere di scopatine sul tavolo di cucina, una ragazza vuole ben altro impegno dal suo moroso). A questo punto, lo spettatore pensa: “Ora si ammala gravemente, oppure se ne va in Africa”. Vale la seconda, complice quell’originalissimo strumento drammatico chiamato “lettera dal padre lontano”. Viaggio a Nairobi, ma papà è già in coma (per fortuna, così non dobbiamo ascoltare altre saccenterie sulle cose ultime da parte del moribondo, né vedere altri sguardi di disprezzo sul volto del figlio, che per quanto si sforzi non riesce a trasmettere più dolore di quando ti fregano l’ultimo Mon Chéri). A dare la notizia di un fratellino mulatto, ci pensa Maya Sansa, che sennò non avrebbe una parte, e non si pettina perché nella bidonville ci sono cose ben più importanti da fare. Charlie vive abbracciato a un dinosauro che si chiama “Fish and Chips”, ed è petulante oltre misura. Non ricordavamo nulla di simile né in “About a Boy”, né in “Gente comune”, né in “La vita è meravigliosa”: film su cui Muccino jr., citando pure l’angelo Clarence, dice di aver studiato.

 

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