LA BELLEZZA DEL SOMARO

Più di una volta abbiamo avuto l’impressione di avere sbagliato film. Metti che uno va a vedere l’ultima fatica della coppia Margaret Mazzantini (un premio Campiello, un premio Strega, un premio Grinzane Cavour) & Sergio Castellitto. Confondendosi al multisala finisce tra i buzzurri che guardano un cinepanettone. Può rendersi conto del tragico errore da quel che i personaggi sullo schermo dicono e fanno? Se rispondete “sì” – pure con un po’ di sdegno nella voce – o siete Margaret Mazzantini o siete Sergio Castellitto o siete Laura Morante (per solidarietà: tra brevissimo comincerà a girare il suo primo film da regista). Se avete risposto no siete tapini come noi, che ascoltando la battuta “a me mi hanno rovinato i pompini, basta che una s’inginocchia e me la sposo” volevano indietro i soldi del biglietto. Lo stesso quando la famiglia riunita grufola in coro. O si passa di mano in mano una riproduzione del dipinto di Courbet, “L’origine del mondo”. O per la culona che entro i primi dieci minuti di “La bellezza del somaro” atterra su una torta con le sue belle candeline accese. I padroni di casa sono Castellitto medesimo (architetto) e Laura Morante, analista lacaniana che invita i pazienti in campagna (lacaniana per sentito dire, ovvio: gente da anni sdraiata sul lettino di Lacan mai sentì la voce dello strizzacervelli). A lei tocca un’altra delle battute più di là che di qua, nel senso che Christian De Sica e Massimo Boldi potrebbero far pace per poterla avere in un loro film: “L’inconscio è come la patta dei pantaloni, non sai mai cosa ci trovi dentro”. Noi le scriviamo in minuscole, ma per rendere gli schiamazzi non basterebbe una maiuscola corpo 18 (la sceneggiatrice poteva far presente al regista che se le battute son buone non servono le urla; il regista poteva far riscrivere alla sceneggiatrice le battute che senza lo strillo non facevano ridere). Per fortuna viene in soccorso un dialoghetto: “Maledetto Berlusconi” / “Ma che c’entra Berlusconi?” / “Berlusconi c’entra sempre”. Sì, siamo nel film giusto: quello che non si può criticare, che abbatte il tabù della vecchiaia, che fa intravedere negli scaffali una copia di “Venuto al mondo” e fa trovare nei bagagli dei settantenni fidanzati con la diciassettenne saggi di James Hillman e pillole blu. Enzo Jannacci ha la parte del guru, quindi non spiccica una sola parola senza sottofondo musicale.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi