IL RESPONSABILE DELLE RISORSE UMANE

Il viaggio con la bara – anche nella variante del viaggio con le ceneri nell’urna, regolare o di fortuna come una scatola per il caffè – ha il suo nobile antenato nel romanzo “Mentre morivo” di William Fauekner, scritto in un paio di mesi alla fine del 1929 e corredato dall’insuccesso (per questo l’anno dopo, stanco di arrangiarsi con i più vari lavori, in posta o in miniera, lo scrittore mise in cantiere “Santuario”: lo stupro con la pannocchia arrecò soldi e scandalosa fama). Nella bara sul carro c’è il cadavere di mamma Addie, pianta dal marito Anse e da cinque figli. Il viaggio verso Jefferson, nella contea immaginaria di Yoknapatawpha, dura nove giorni compresa una terribile inondazione, a turno i parenti e qualche conoscente fanno i loro monologhi. Più che altro lamentele personali poco rispettose della defunta, e piccoli desideri – le banane o la dentiera nuova. Tratto da un racconto di Abraham Yehoshua, “Il responsabile delle risorse umane” racconta un viaggio con cadavere da Israele alla Romania. Nella bara c’è Julia, operaia in un panificio. Uccisa in un attentato, non viene riconosciuta da nessuno. Solo quando un giornalista scrive un articolo scandalistico – “era sul vostro libro paga, non vi siete neppure accorti della sua assenza” – l’azienda decide per una contromossa che ripulisca l’immagine. Toccherà al responsabile delle risorse umane riportare la salma in patria e riconsegnarla alla famiglia. La trama potrebbe anche non allettare, ma il regista di “La sposa siriana“ e “Il giardino di limoni” si sgrava della solidarietà femminile che affliggeva l’ultimo film (coltivatrice in Cisgiordania difende la limonaia di famiglia dall’esercito israeliano che vuole distruggerla per motivi di sicurezza, come non stare con i limoni in un frangente simile? Perfino la moglie del ministro della Difesa ha uno sguardo complice, e all’occasione si fa prestare qualche limone dalla vicina, mancano sempre quando si dà un ricevimento). Gli antenati di Meir Shalev e Amos Oz, entrambi provenienti dall’Ucraina, affrontarono da pionieri una terra promessa deserta e piena di microbi. Il viaggio in direzione inversa è altrettanto avventuroso: la Romania – anche dopo Ceausescu – somiglia molto a quella dei “Racconti dell’età dell’oro”, la burocrazia complica le cose. Alla consolessa e al console consorte toccano gli intermezzi comici.

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