THE KILLER INSIDE ME

Qualcuno non lo regge, uscendo dalla sala prima che il film finisca. E’ successo anche alla Berlinale, dove abbiamo sentito molti fischi e mugugni sui titoli di coda. Il regista è stato messo in croce, perché certe facce massacrate sono davvero pesanti da sopportare (per quanto sappiamo che il cinema è finzione, che certi lavori spettano ai truccatori e non ai pugili, le botte verosimili fanno più impressione dei coltelli o dei cervelli che schizzano sul muro). Ha risposto nella maniera più semplice e sensata: “E’ violenza, deve disgustare, repellere, far inorridire, mettere paura”. Sottinteso: se certe scene lasciassero indifferenti saremmo in un videogioco, non in uno dei più spaventosi – vale come complimento – romanzi di Jim Thompson. Uno scrittore pulp di quelli veri, che nel 1952 pubblicò “L’assassino che è in me” (esce da Fanucci, come gli altri romanzi diventati film, da “The Grifters” con Anjelica Huston e John Cusack, a “Colpo di spugna” di Bertrand Tavernier con Philippe Noiret e Isabelle Huppert). Lou Ford fa il vicesceriffo in una qualunque cittadina del Texas, annunciata da magnifici titoli di testa. Ha la faccia pulita di Casey Affleck, ascolta musica classica, vive nella bella casa dove è nato, legge libri, frequenta una fidanzata, all’occorrenza non rifiuta di sbrigare per conto dei superiori lavori sporchi: in questo caso, intimidire una prostituta accusata di traviare giovanotti. Il sopralluogo non finisce come dovrebbe. Da qui, se volete sapere il resto della storia, vi toccherà vedere il film, o leggere il libro se avete il cuore debole. Intanto pensate che effetto faceva il romanzo a un lettore di oltre mezzo secolo fa: per quanto il pulp cerchi di superarsi, è difficile riprodurre quello choc. Michael Winterbottom non ha mai girato un film uguale all’altro – per non privarsi di nulla anche uno bruttissimo e turistico come “Genova” – e sembra invece che non abbia girato altro che noir, tanto bene riesce a riprodurre le atmosfere di Jim Thompson e l’estetica delle pellicole di quegli anni, dai neon colorati nella notte a certi interni da bordello. Altre accuse sono arrivate per il fatto che la violenza si abbatte sulle donne, in questo caso le attrici Jessica Alba e Kate Hudson. Ma non serve un esperto di letteratura per capire che il pulp è una cosa, il romanzo rosa un’altra.

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