SCOTT PILGRIM VS THE WORLD

Colonna sonora da videogioco, sul classico logo della Universal Pictures. Avverte lo spettatore modello di “Noi credevamo” di stare alla larga da questo film (a proposito, le sale per il Risorgimento-movie di Mario Martone da 30 sono diventate 55, la media per copia è ottima, viva il mercato che applicando il principio del reciproco interesse aiuta i cinema più dei contributi statali). Quel bel suono metallico, da Super Mario Bros della Nintendo, che alla generazione cresciuta negli anni Ottanta fa l’effetto che a Marcel Proust facevano i biscottini. Ma siccome il regista inglese Edgar Wright – “L’alba dei morti dementi”, il finto trailer di “Grindhouse” intitolato “Don’t” – sa lavorare benissimo, non taglia fuori nessuno. A patto, naturalmente, che l’estetica dei videogiochi non vi faccia venire l’orticaria (già vi urta chiamarla “estetica”? E’ tra i vostri diritti inalienabili, ma è altrettanto sicuro che finirà nei musei, tanto vale goderla subito). Liberissimi di preferire i ritrattini ottocenteschi con sotto il lumino d’ordinanza, ma ogni tanto vale la pena di provare cose nuove. Che poi tanto nuove non sono: trattasi di storia d’amore, protagonista il tenerissimo Michael Cera che metteva incinta Juno nel film di Jason Reitman (colpa di troppe caramelline all’arancia). Siamo a Toronto, presentata all’inizio del film come un luogo sfigato dove una ragazza arrivata da New York crea scompiglio. Soprattutto se va in giro con i rollerblade, consegna pacchi spediti da Amazon, un giorno ha i capelli fucsia e il giorno dopo blu. L’attrice è Mary Elisabeth Winstead, uno dei nomi da tenere a mente assieme a quello di Michael Cera, di Anna Kendrick (la rivale e rubascena di George Clooney in “Tra le nuvole”), di Alison Pill (la paziente April di “In Treatment” seconda stagione). Sciaguratamente, l’oggetto del desiderio ha sette diabolici ex fidanzati, tutti dotati di strani superpoteri (uno è vegano, un altro è Jason Schwartzman, un terzo bollywoodiano). Scott Pilgrim li deve combattere a uno a uno, come in un videogioco. Da videogioco sono le scritte e le sovraimpressioni: il contatore della pipì che va a zero, quello della comprensione con la lancetta che si muove da “non ho idea”, a “capito!” (evoluzione della lampadina negli antichi fumetti). E i colpi mortali: “Mio Dio, le hai fatto sparire i colpi di luce dai capelli!”

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