IO SONO CON TE

Dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna. Guido Chiesa prende l’adagio un po’ troppo sul serio, quindi racconta la storia di Gesù vista da Maria. Una madre montessoriana che rifiuta le tradizioni, non accetta che il piccino sia sottoposto alla crudeltà della circoncisione, lascia che passeggi vicinissimo al pozzo senza ansia alcuna. Ella è infatti convinta che i bimbi in generale e il suo Gesù in particolare sappiano autobadarsi (il prosieguo del film le dà ragione, il ragazzino tiene testa ai sapienti del tempio, e poco ci manca che diventi – con sprezzo del benché minimo senso per la storia – animalista e vegetariano). Da subito Maria si era rifiutata di seguire i rituali, in materia di allattamento e rapporti con il consorte, come ogni brava ragazza che progetti di diventare la prima femminista della storia. In alternativa, di scommettere il dollaro messo in palio dai due vecchietti in “Una poltrona per due” di John Landis, decisi a capire se conta più la natura o l’educazione (per questo prendono un medicante nero e un broker bianco e scambiano i loro posti in società, rivestendo l’uno e gettando l’altro in strada). Altri piaceri colpevoli il film concede allo spettatore che non ama il cinema con messaggio. Le due attrici nel ruolo della vergine Maria (forse neppure più vergine, visto il revisionismo: Giuseppe è vedovo, ha già due figli, si fa comandare dall’ortodosso fratello Mardocheo) si somigliano poco, la paffuta adolescente crescendo cambia lineamenti. Gli abiti sono in stile United Poors of Benetton: drappeggiatissimi, elegantissimi, e soprattutto coloratissimi (anche qui in spregio alla verosimiglianza storica, è tutto un blu di lapislazzuli che avrebbe messo a dura prova le finanze di un sovrano, figuriamoci i risparmi di gente che coltiva l’insalatina nel deserto). Carlo Cecchi fa la parte di Erode, con la escort Salomè pronta alla danza dei sette veli. Fabrizio Gifuni, Giorgio Colangeli e il polacco Jerzy Stuhr – fascia in vita sull’abito ricamato con copricapo in tinta – sono i tre saggi che parlano greco, e sottopongono il piccino al gioco dei legnetti. La scena ricorda le prove per la selezione del Piccolo Buddha nel film di Bernardo Bertolucci. Sono i Re Magi, senza doni e già perfettamente femministi, new age e pentiti delle loro conoscenze: “Maria è più saggia di noi, che abbiamo studiato tanto”.

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