LA SCUOLA E’ FINITA

Valerio Jalongo appartiene al Movimento Centoautori, spesso parla in rappresentanza dell’Associazione recentemente costituita. Con tanti altri colleghi era sul tappeto rosso del Festival di Roma, a protestare contro i tagli e contro Bondi (innalzava striscioni anche Paolo Sorrentino, che ormai gira i film negli Stati Uniti con Sean Penn ma non dimentica la solidarietà militante ai compagni meno fortunati). C’erano anche Italo Spinelli, che al festival portava “Gangor”, e Claudio Cupellini, che al festival portava “Una vita tranquilla”, Marc’Aurelio per il miglior attore a Toni Servillo: nell’armonioso mondo del cinema il crumiraggio non esiste. I soldi sono sempre meno, ma Valerio Jalongo ne ha trovati abbastanza per girare “La scuola è finita” (scritto assieme a Francesca Marciano, Daniele Luchetti, Alfredo Covelli). Quindi guardiamo il film come si guarda una sfera di cristallo, cercando di indovinare il futuro del cinema italiano se i Centoautori vincessero la loro battaglia. Jalongo vorrà perdonarci l’esame tecnico e ravvicinato (o forse no: anni fa avevamo criticato lo spot dei Centautori – assai scarso di idee, praticamente una serie di primi piani lamentosi di attori e registi che sembravano chiedere la carità convincendoci che “noi” e non “loro”, ne avremmo tratto vantaggio – e non gradì). Ambientato all’istituto Pestalozzi, dove lo studente Alex con l’orecchino e la felpa spaccia pastigliette della felicità invece di seguire le lezioni, registra gli sforzi di due insegnanti per rendere la scuola un posto migliore di quel che è attualmente. Purtroppo abbiamo visto “La classe” di Laurent Cantet, vincitore della Palma d’oro a Cannes: non fare confronti è impossibile. Per lo stato delle nostre scuole, innanzitutto. In Francia quando il prof dice “toglietevi il cappuccio”, gli studenti il cappuccio se lo tolgono senza fiatare. E per lo stato del cinema: la sceneggiatura è scarsa, quasi inesistente. Per dare qualcosa in pasto allo spettatore, supplisce la colonna sonora fornita da “Le Vibrazioni”. Alex viene affidato all’insegnante di sostegno, incaricata di seguire solo lui (o sono spreconi, o sono tutti promossi con la media del nove, cosa che sembra poco verosimile). Un altro insegnante cerca di rieducarlo suonando la chitarra assieme al discolo. Capita che i due insegnanti siano marito e moglie alla vigilia del divorzio, piuttosto litigiosi anche sul giovanotto da salvare. Queste le cose che non funzionano, qualche seduta di sceneggiatura in più le avrebbe potute migliorare. Quel che funziona – piuttosto bene – sono gli attori. Presi singolarmente e ancor più in coppia. Vincenzo Amato, già ammirato in “Nuovo mondo” di Emanuele Crialese, ha un’ottima chimica con Valeria Golino. Il debuttante Fulvio Forti ha una di quelle facce da guardare anche se fanno poco o nulla.

 

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