MASCHI CONTRO FEMMINE

La trilogia è ormai “out”, il dittico comincia a essere “in”. Dopo i tripartiti “Signore degli Anelli”, “Matrix”, “Millennium”, “Maschi contro femmine” si presenta come un film spezzato in due, ora usa così. Questo racconta la guerra dei sessi vista dai maschi. Il secondo – per il prossimo san Valentino – racconterà la guerra dei sessi vista dalle femmine. La materia non manca, un pizzico di gioco combinatorio nemmeno: gli attori protagonisti della prima parte saranno comprimari nella seconda. L’equanimità con cui il regista e gli sceneggiatori hanno guardato al conflitto più lungo del mondo (e anche quello, va detto, dove non esistono vittime innocenti) ricorda Clint Eastwood e la sua coppia di film “Flags of Our Fathers” e “Letters from Iwo Jima”. Uno raccontava la Seconda guerra mondiale vista dagli americani, l’altro raccontava la Seconda guerra mondiale vista dai giapponesi, che non erano musi gialli come la propaganda voleva, bensì eroi del nostro tempo. Il ragionamento è applicabile anche al dittico di Fausto Brizzi. Per inciso: il parolone lo abbiamo ritrovato anche sul risvolto di copertina dell’ultimo romanzo di Alessandro Piperno (e ci siamo chiesti perché mai da una parte ci si lamenta che i giovani non leggono e cazzeggiano su Facebook; dall’altra si confezionano i libri come se fossero destinati a vecchi babbioni che fanno tra loro gare di poesia latina). Dovete però scegliere voi a chi tocca la parte dei giapponesi, noi non ci sbilanciamo. I maschi – così come li raccontano Brizzi e i suoi sceneggiatori Marco Martani, Max Bruno, Pulsatilla – sono puttanieri e cialtroni, bugiardi e incoscienti. Si trovano in piccolo comitato, la prima cosa a cui pensano è “quante volte?”, così che ognuno possa sapere a quanto sta nel frequenziometro. Lo svecchiamento degli sceneggiatori dà i suoi frutti: il film non è lento, non è sciocco, non è neppure già visto. Se facciamo il confronto con “Ex” – altro film corale con poche battute da ricordare, e molti attori a cui veniva lasciata ruota libera (quindi Claudio Bisio e Vincenzo Salemme facevano perlopiù se stessi) – il miglioramento è notevolissimo. E quando si cercano storie contemporanee – Paola Cortellesi che corre a salvare le balene, inseguita da Alessandro Preziosi che colleziona tanga di pizzo, uno per nazione – va ancora meglio. 

 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi