MAMMUTH

Le immagini sono tanto sgranate che sembrano girate con un cellulare neanche nuovissimo (in realtà, una pellicola a 16 millimetri che si usava quasi solo per i notiziari tv, solo le scene notturne sono state filmate per forza di cose con una pellicola più sensibile, e poi trattate perché non si vedesse la differenza.) Sono tagliate come capita, con campi e controcampi incerti. Non importa: Gérard Depardieu da solo vale il prezzo del biglietto. Gigantesco, capelli biondi con extension, stracci e piglio da operaio francese poco specializzato. L’ultimo lavoro è al mattatoio, i precedenti presso datori di lavoro che hanno dimenticato di pagargli i contributi (dai bar ai night, dalle giostre alla più semplice delle manovalanze, un bel panorama sugli umili mestieri della provincia francese). Invece di godersi la pensione, Serge Pilardosse prende la sua vecchia moto modello Mammuth e va in giro a recuperare i versamenti dimenticati. A casa lo aspetta la moglie Catherine, alias Yolande Moreau (era nel precedente film dei due registi, in “Séraphine” di Marcel Provost faceva la pittrice naïf): un po’ meno convinta che l’impresa possa andare in porto. A far da terzo incomodo – il più invadente di tutti, l’ex primo amore – arriva Isabelle Adjani. Nel picaresco viaggio, il magnifico Pilardosse – pronunciate il nome, guardate Depardieu, poi pronunciate ancora il nome, poi guardate di nuovo Depardieu: una così bella accoppiata tra personaggio e attore merita di essere assaporata. Beati gli sceneggiatori che sanno trovare i nomi per i personaggi (pensate che nell’ultimo romanzo di Andrea De Carlo, “Leielui”, lo scrittore a cui si è prosciugata l’ispirazione fa di cognome Deserti). I registi Delépine e de Kervern sono gli stessi che avavano girato “Louise-Michel”, black comedy operaia con killer inetto e vicino di casa che tira i fili tra due torri di cartone, appende l’aeroplanino in fiamme, e il disastro può cominciare (hanno iniziato a lavorare insieme in tv). Il viaggio fa tappa da Miss Ming (era la ragazza malata di cancro che in “Louise- Michel” – non avendo niente da perdere – sparava al padrone sbagliando bersaglio. Qui fa la nipotina di Serge, artista con materiali di riciclo. Con i capelli un po’ meno biondi e un po’ meno lunghi, rivedremo Depardieu in “Potiche”: sindacalista perdutamente innamorato di Catherine Deneuve, la moglie del padrone.

 

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