ANIMAL KINGDOM

La prima scena è un’overdose che probabilmente richiederebbe la puntura di adrenalina nel cuore in stile “Pulp Fiction” (no, non siamo cinici, stiamo solo parlando di cinema e di un regista esordiente molto dotato). Nessuno si agita, nessuno cerca un pennarello e disegna un cerchietto rosso per prendere bene la mira. Arrivano due poliziotti, uno tira fuori una siringa. Il giovanotto che li ha allertati non stacca l’occhio dal televisore. David Michôd, che scrive e dirige – benissimo – dice di aver pensato al film per la prima volta dopo aver letto di un regolamento di conti particolarmente cruento. Avvenuto a Melbourne, aggiunge: città criminale al pari di Sydney, ma solo la prima manda gli assassini in tv. Poiché anche in Italia abbiamo qualche regolamento di conti sulla pubblica piazza, a volte con il coinvolgimento di passanti, e poiché non manchiamo di assassini e di plastici in tv, due condizioni almeno sono soddisfatte perché anche da noi un giovanotto si faccia avanti e scriva un film bello come questo. Fin dal titolo: “Animal Kingdom” è il regno animale, quello che secondo gli animalisti funziona con grande armonia e secondo i documentari di Discovery Channel è popolato di leoni che sbranano gazzelle. Manca la terza condizione, da noi eternamente insoddisfatta: l’australiano ha lavorato al suo film per nove anni. E tanto basta. Negli intervalli, deve essersi ripassato anche parecchio Shakespeare (“Lady Macbeth” o altri intrighi di famiglia) e rivisto i primi film di Martin Scorsese. Joshua Cody detto J. – il ragazzo che nella prima scena del film guarda la tv mentre la madre muore di overdose – si ritrova tutto solo e telefona alla nonna Janine, che come tutte le brave nonne affettuose lo accoglie in casa anche se è passato tanto tempo (per capire il tipo: mamma e figlia avevano litigato durante una partita di carte, anni senza parlarsi). Abita con tre figli piuttosto criminali, operanti nel ramo rapine e incattiviti perché con la crisi non si guadagna abbastanza. Il figlio Andrew detto Pope è latitante da tempo, due poliziotti sorvegliano la casa in caso abbia bisogno di mutande pulite e camicie stirate. Il figlio Darren è tanto timido che tutti pensano sia gay. Il figlio Barry, più sveglio, investe in borsa i soldi rapinati. Nel pasticcio familiare si aggiunge un poliziotto deciso a sgominare la banda.

 

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