WALL STREET – IL DENARO NON DORME MAI

Oliver Stone aveva fatto male i suoi conti. Gordon Gekko doveva essere uno sporco capitalista, inviso secondo lui a qualsiasi giovanotto di buonsenso e a qualsiasi spettatore fornito di morale. Andò esattamente al contrario: un’intera generazione decise che da grande avrebbe fatto il broker, e anche gli spettatori con i soldi sotto il materasso applaudirono il perfido sorriso di Michael Douglas, che diventava miliardario senza sporcarsi le mani. Eppure dovrebbe saperlo, quanto fascino esercitano i cattivi: sennò non canterebbe le gesta di Fidel Castro, di Hugo Chàvez, di Ahmadinejad. Prossimamente anche di Hitler, già declassato a capro espiatorio (o creatura di Frankenstein) e pure di Stalin, chiamato senza mezzi termini eroe quando c’era da lanciare la serie tv “The Secret History of America” (è da considerarsi un’aggravante, non un’attenuante, specie se uno ne approfitta per aggiungere che i mezzi di comunicazione sono in mano agli ebrei).

Nella seconda puntata, che per serendipity coincide con la crisi finanziaria del 2008, Gordon Gekko esce di prigione dopo otto anni. Gli restituiscono gli effetti personali, tra cui un gigantesco telefono cellulare con batteria da portare a tracolla. Sì, ve lo avranno sicuramente già detto, ma è una delle poche cose divertenti del film, assieme a una splendida fotografia che spezzetta lo schermo e sovrappone i grafici della Borsa allo skyline di New York. Nessuno lo aspetta, neanche la figlia blogger, fidanzata con un giovanotto che traffica con le energie alternative. Molti smaglianti palazzi in vetro, molte finestre panoramiche, e molti schermi con lucette lampeggianti dopo, Gordon Gekko scrive e presenta un malloppo intitolato “L’avidità è una cosa buona”. Siccome gli anni passano anche per lui, comincia con i ripensamenti, scatenati dal suicidio di Frank Langella. Leggi: il vecchio capitalismo finanziario sopraffatto dai nuovi speculatori senza scrupoli (l‘attore è John Brolin di “Non è un paese per vecchi”, da ammirare qui e nel prossimo film di Woody Allen, “Incontrerai uno sconosciuto alto e bruno”). Gordon Gekko per l’occasione rispolvera una classica battuta della politica americana, pronunciata da un demoratico contro i repubblicani. Adattata all’occasione, suona così: “quando la pianterai di dire in giro bugie su di me, io smetterò di dire in giro la verità su di te”.

 

 

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