BURIED

Niente più della sepoltura prematura ispira il colmo del terrore mentale e fisico. L’intollerante oppressione dei polmoni – i soffocanti vapori dell’umida terra – l’abbraccio degli indumenti funebri – la rigorosa stretta dell’angusto abitacolo – il nero della Notte totale – e quel silenzio, simile a un mare che sommerge – l’invisibile ma avvertibile presenza del Verme Conquistatore. Nulla di più angoscioso conosciamo su questa Terra, nulla di più orribile possiamo fantasticare nei più sprofondati regni dell’Inferno”. Cediamo volentieri il passo a Edgar Allan Poe, dalla “Sepoltura prematura”: frasi tanto spaventose che la sintassi sparisce (traduzione di Giorgio Manganelli). “Buried” è precisamente questo terrore fatto film – con un budget risicatissimo, un solo set, un solo attore, un telefono cellulare, una matita e un accendino come attrezzi di scena. Nel racconto, Poe si concede molto di più: una serie di casi celebri (uno solo con lieto fine), l’osservazione che, quando viene manomesso un cimitero, “si rinvengono scheletri in posture che legittimano i più spaventosi sospetti”; un protagonista che soffre di catalessi. Adatta quindi la tomba di famiglia in modo che sia possibile aprirla dall’interno, con lieve pressione su una leva. “Altri accorgimenti assicuravano il libero afflusso di aria e luce, ricettacoli adatti accoglievano acqua e cibo ad agevole portata della bara destinata ad accogliermi. Questa era ben foderata, calda e morbida, le molle del coperchio erano così fatte che il minimo movimento del corpo sarebbe bastato ad aprirlo. Inoltre, sul tetto della tomba era collocata una grande campana, con una corda da legarsi a una delle mani del cadavere”. Una versione più ruspante del meccanismo era nella raccolta di testamenti olografi “Essendo capace di intendere e di volere”, a cura di Salvatore De Matteis: “Dopo che la mia salma è stata esposta e prima di interrarla, nella bara speciale che mi sono fatto fare per l'occasione dovete metterci due litri di acqua minerale non gasata, un pacco di freselle, la dentiera, la pila magnum con le pile cariche e il iochitochi (sta per walkie-talkie) che serve per chiamare mio nipote nel caso che mi sveglio dalla morte apparente. Faccio poi obbligo a mio nipote erede universale, col quale abbiamo già fatto tutte le prove, di rimanere sintonizzato con la mia salma interrata giorno e notte almeno per quarantotto ore”. Ryan Reynolds, camionista in Iraq, le prove non le ha fatte. Altro non si può dire, se non che la scommessa riesce, il film è bellissimo, il regista galiziano girerà prossimamente a Hollywood con Robert De Niro e Sigourney Weaver.

 

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