ADÈLE E L’ENIGMA DEL FARAONE

Jacques Tardi – conosciuto dai molti fan semplicemente come Tardi – ha illustrato tre libri di Louis-Ferdinand Céline: “Viaggio al termine della notte”, “Casse-pipe”, “Morte a credito” (“Le straordinarie avventure di Adèle Blanc-Sec”, edizioni Rizzoli). Ha trasformato in fumetti (BD per i fan francesi, come Bande Dessinée) parecchi romanzi di Léo Malet con Nestor Burma investigatore, tra cui “Nebbia al ponte di Tolbiac” (scritto quando ancora non era stata costruita nel quartiere la grande biblioteca intitolata a Mitterrand). Vanta tra i propri crediti una collaborazione con Jean-Patrick Manchette, altro campione del noir francese. Ha inventato la più celebre e avventurosa eroina francese da fumetto, Adèle Blanc-Sec, abiti lunghi e cappellini primo Novecento, alle prese con misteri, complotti, mummie da resuscitare, sacrifici umani, l’ibernazione che allora era fantascienza, tesori nascosti e ogni altra cosa che porta guai. Pensatela come la gentildonna che manca alla “Lega degli straordinari gentlemen” di Alan Moore: una c’era, Mina Harker nata Murray, ma brillava di luce riflessa per via della liaison con il conte Dracula. Pensatela come un’antenata di Indiana Jones: maniere brusche, non solo per gli standard dell’epoca, e battuta pronta. Il 4 novembre 1911, un uovo di pterodattilo conservato al Musée de l’Homme di Parigi si schiude. La bestia prende il volo e si scontra con un taxi, facendo due morti. Sopravvive un professore della Sorbona, anche lui provvidenzialmente a bordo del mezzo caduto nella Senna: si salva, e racconta di un rettile alato estinto 130 milioni di anni fa, alla fine del Giurassico. Il presidente della Repubblica rischia il posto (“Da otto giorni i giornali non parlano d’altro, che vorrà dire? Una manovra dell’opposizione?”), gli scienziati non trovano spiegazioni. Intanto Adèle – nelle magnifiche tavole di Tardieu, bravo a disegnare gli angoli parigini quanto a ritrarre la sua eroina nuda nella vasca da bagno, i giapponesi dello steampunk hanno imparato tutto da lui – scrive i suoi romanzi di appendice e si precipita sul luogo dei delitti. Tardi è al centro del pop francofono, assieme al belga Hergé che nel 1929 inventò Tintin (il film diretto da Steven Spielberg, “Le avventure di Tintin: il segreto dell’unicorno” uscirà a novembre dell’anno prossimo). L’incontro con Luc Besson, il regista più americano di Francia, era inevitabile. La sceneggiatura e i movimenti di macchina, belli e pronti da copiare. Al regista del “Quinto elemento” manca solo l’ironia necessaria per mettere a fuoco il personaggio. Splendidi i costumi e le bombette.

 

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