QUELLA SERA DORATA

L’amore per “Quella sera dorata” (il romanzo di Peter Cameron pubblicato da Adelphi nel 2006) nacque per due righe di fronda a “La metamorfosi” di Franz Kafka, pronunciate da un dandy in lino e cappello di paglia: “Non ho mai capito quel libro. Io sarei lietissimo di ritrovarmi insetto un bel mattino”. Aggiungete una definizione di natura morta che azzera le fumosità da manuale di storia dell’arte, dando conto dell’antipatia che il genere suscita: “una miscellanea di cose difficili da dipingere sbattute su un tavolo perché l’artista possa darsi un po’ di arie”. Più una nostalgia per la giovinezza che fu, teneramente ribaltata in vantaggio competitivo: “Sono proprio contento che mi stia calando la vista, mi sembra sempre tutto perfetto. E’ la dimostrazione evidente che c’è un Dio”. Più una scorrettezza amorosa capace di inneggiare alla “luminosità da botte postcoitali”, con excursus storico: “Sono certo che i vittoriani se le davano in continuazione. Portavano quegli orribili vestiti per nascondere i lividi”. Siamo abbastanza sgamati per sapere che non ne avremmo trovato traccia nel film di James Ivory, meglio a suo agio con scrittori in redingote come Henry James a Edward Morgan Forster. Neanche le abbiamo cercate, sperando che il film restituisse almeno un po’ della follia familiare. Al centro, uno scrittore ormai defunto che si chiamava Jules Gund, unico e celebratissimo libro “La gondola”. Come la gondola portata a Montevideo da Venezia, in ricordo del viaggio di nozze con la moglie Caroline, che ora vive in mezzo all’Uruguay assieme al di lui fratello Adam (convivente con il figlio adottivo nonché fidanzato Pete), alla di lui amante Arden, alla di lui figlioletta Portia. Rompe la tranquillità uno studente americano di origine iraniana che vorrebbe scrivere una biografia autorizzata. Gli dicono no, lui si presenta alla porta di casa, chiedendo al parentado Gund di cambiare idea. Laura Linney – nella parte della vedova Caroline – è bravissima, come Anthony Hopkins che indossa le giacche del cinico e malinconico Adam (le battute citate all’inizio nel libro sarebbero tutte sue). Charlotte Gainsbourg è l’amante giovane, incontrata da Gund mentre si esibiva al tamburello. Peter Cameron ha avuto da ridire sul risultato. Ma è più che recidivo: il prossimo film tratto da un suo romanzo – “Un giorno questo dolore ti sarà utile” – lo sta girando ahimè Roberto Faenza. Dovrebbe stare più attento, quando cede i diritti cinematografici. Le sue sono storie per Wes Anderson o il Marc Webb di “500 giorni insieme”.

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