UNA SCONFINATA GIOVINEZZA

Prima di Mordecai Richler, quel che romanzescamente sapevamo sull’Alzheimer arrivava da “Lo diciamo a Liddy?” di Anne Fine. Lì abbiamo imparato che alle pareti degli ospizi stanno appesi cartelli con la scritta “Oggi è mercoledì. Il prossimo pasto è il pranzo”. O dalla lettura di Ann Tyler, che non si lascia scappare la mania dei vecchietti di incartare e conservare anche il più minuscolo pezzettino di banana, che dimenticato in frigo marcirà. O dalla lettura di Muriel Spark, che in realtà di Alzheimer non parla direttamente (“Memento mori” uscì nel 1959) ma coglie gli ultimi momenti di lucidità senile, spesi in vendette, gelosie, malignità e pettegolezzi. O dalla lettura di Martin Suter, che in “Com’è piccolo il mondo” racconta il sessantenne Konrad Lang: prima esce in vestaglia nella neve, poi mette le calze in frigo al posto delle uova, infine dà fuoco a una villa (l’incrocio tra l’indagine della polizia a caccia di un movente e lo smemorato che non ricorda cosa ha fatto un quarto d’ora prima riesce particolarmente bene). O dalle confessioni di John Bayley, marito di Iris Murdoch (situazione peggiorata dal fatto che la scrittrice, anche quando era in sé, preferiva cambiare appartamento che pulirlo). Poi arrivò Barney Panofsky. Da lui capimmo che è un brutto segno, quando sfugge il nome di qualche attrezzo di cucina, e arriva un dottore che ti chiede che ore sono e in che giorno della settimana siamo, ti dice tre parole da tenere a mente che subito scordi per l’emozione, ti fa contare all’indietro da cento a uno. Al cinema, fa da riferimento la Julie Christie di “Lontano da lei”: sceglie di ricoverarsi volontariamente, nel primo mese senza visite si innamora di un altro paziente. A Pupi Avati più che l’Alzheimer – tratteggiato nei suoi aspetti più poetici – interessa la storia d’amore tra Lino e Chicca, sposati senza prole in una famiglia dove tutti mettono in mostra la figliolanza. Lui fa il giornalista, mentre è ospite in tv all’improvviso non risponde alle domande e lo portan fuori di peso. Lei lo vuole curare in casa, senza specialisti. Finiranno a giocare con i tappini-ciclisti sulla pista disegnata in corridoio, e Fabrizio Bentivoglio fa la radiocronaca a Francesca Neri (capelli sale e pepe per entrambi). La regressione all’infanzia si accompagna ai flash back: bella la scena con la zia Serena Grandi – sì, tanto tempo è passsato da “Miranda” di Tinto Brass – che cerca un diamante tra i resti di un parabrezza fracassato. La vittima dell’incidente è stata seppellita con al dito la sola montatura, la pietra dovrà pur essere da qualche parte.

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