BENVENUTI AL SUD

Remake del film francese più popolare dal 1945 a oggi: “Bienvenue chez les Ch’tis” di Dany Boon (uscito da noi con il titolo “Giù al nord”). Oltre venti milioni di spettatori, battendo il “Titanic” di James Cameron, c’erano proiezioni speciali per anziani e famiglie (per fare un paragone: il super exploit di “Avatar” fece sperare i sondaggisti in quindici milioni di spettatori, i conti si faranno a fine anno). Poco è cambiato, visto il successo: un impiegato delle poste viene mandato per punizione nella zona più sfigata del paese. Ci va pieno di pregiudizi, torna conquistato dalla vita allegra e dal calore degli abitanti. Con tutti gli equivoci e le gag del caso: partenza come per il fronte, moglie preoccupatissima, piccola messa in scena per non deluderla (è il tipo crocerossina, se tu sei felice lei se ne sta sulle sue). Dany Boon aveva scelto l’estremo nord della Francia, il Pas de Calais, la regione che nei film da festival viene descritta come terra di buzzurri e di pedofili, afflitta da una lingua incomprensibile: “Qui abbiamo un orfanotrofio, un manicomio, un carcere, e tanti passano da tutti e tre”. Dopo l’uscita del film, scritto diretto e recitato da un attore di padre berbero e di madre nordica, i concerti di campane e le specialità locali diventarono una bandiera contro lo chic parigino. Il film di Luca Miniero scambia il nord con il sud, dettaglio che smorza qualche gag. Quale brianzolo o veneto, per quanto pieno di pregiudizi, non sa che al sud ci sono il mare e il sole? Il perfetto remake prevedeva un napoletano nelle campagne venete, abbigliato come Totò che sbarca con il colbacco alla stazione centrale di Milano, cerca la nebbia, si inventa una lingua per farsi capire dai locali. Claudio Bisio – l’impiegato punito – parte per il sud con il giubbotto antiproiettile, le trappole per topi, la protezione solare 50. Arriva sotto la pioggia, con lampi da castello gotico, stende i giornali sul letto perche non si fida della pulizia. Gli impiegati sono una corte dei miracoli, arrivano sempre tardi, ma sono gli unici a capire il contadino che vuole il Postomatt (le Poste Italiane, con raro spirito, hanno consentito l’uso del logo come i colleghi francesi). Finisce a baci e abbracci. Tranne che a Castellabate proprio non riescono a farsi piacere il formaggio con la muffa (altro product placement). Grandioso Teco Celio, capo dell’accademia del Gorgonzola con la sua tirata sul sud.

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