LA PECORA NERA

Cose notevoli nel film di Ascanio Celestini, che confessiamo di aver visto controvoglia uscendone affascinati (colpa di “Parole sante”, che raccontava i precari con un sovrappiù di pathos: applicato ai manicomi poteva diventare insopportabile). Il ragazzino Nicola va alla festa in maschera con un costume da coniglio raccattato tra gli stracci dei matti, quasi identico al pigiamino con le orecchie da lupo indossato dal bambino Max nel “Paese delle creature selvagge” di Spike Jonze. Il suo grande rivale è Pancotti Maurizio, compagnuccio vestito da mago con bacchetta magica. I due si disputano gli sguardi di Marinella, una bambina in tutù grassoccia e precocemente baffuta. Nicola la attira in cantina, per far l’eroe acchiappa e manda giù un ragno. Marinella finge di fare lo stesso. Nicola non ci crede, cattura un ragno enorme e glielo offre da mangiare. Lei lo mastica senza batter ciglio, sentiamo anche il “croc”. Poi spiega a Nicola qualche dettaglio sulla psicologia delle femmine: “Se tu mi avessi creduto ti avrei scelto, potevamo stare insieme tutta la vita. Avrei fatto i figli con te e ti avrei dato le medicine. Ora non lo so se ti scelgo più”. Inutile cercare una scena tanto originale nel cinema italiano, difficile trovarla anche spulciando romanzi su romanzi. Il Celestini della “Pecora nera” sa scrivere, sa raccontare, ha ritmo e una lingua. Anche un gran direttore della fotografia che si chiama Daniele Ciprì: imbattibile – lo sa chi ha amato “Cinico Tv” – nel ritrarre uomini pelosi in mutande, carabinieri accomodati sulle sedie del cortile, giganteschi infermieri psichiatrici che non han bisogno della camicia di forza. Tutti gli attori – oltre a Celestini: Giorgio Tirabassi, Luigi Fedele, Luisa De Santis, Barbara Valmorin – sono bravissimi. L’origine teatrale e i tormentoni non disturbano. E’ l’Italia delle calze elastiche comprate in farmacia, e delle suore che comprano il telefonino con i punti del supermercato (solo prodotti di marca; più tardi Nicola, che in manicomio resta più a lungo del previsto, dirà che Buddha è una sottomarca di Dio). Poi la suora va a Roma per il funerale di Wojtyla, lo fotografa, espone il cellulare accanto al messale per la preghiera con i matti. Uno così bravo non dovrebbere mettere tra le cose notevoli della sua biografia la partecipazione a “Parla con me” di Serena Dandini.

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