INCEPTION

L’inconscio è strutturato come un linguaggio” insegna Jacques Lacan. “L’inconscio è strutturato come un film d’azione” ribatte Christopher Nolan, che aveva già indagato i misteri delle nostre cellule grigie in “Memento”: la storia di un uomo che quando usciva di casa e girava l’angolo a casa non sapeva più tornare (servivano le Polaroid in tasca per distinguere gli amici dai nemici). Il film più atteso e complicato dell’anno – su Internet esistono schemini e diagrammi per decifrarlo – è fantasioso come lo aspettavamo, non così impenetrabile. Ogni volta che sorge un dubbio, arriva puntuale la spiegazione. Leonardo DiCaprio è Cobb, che si insinua nei sogni altrui per rubare idee. Ellen Page-Ariadne (come Arianna che aiuta Teseo a uscire dal labirinto del Minotauro, grazie a un gomitolo di lana) costruisce le architetture. Serve anche un falsario, non di banconote ma di persone: la vittima ignara sogna il sogno indotto credendolo suo, cade nel tranello più facilmente se riconosce la Zia Pina o quella stronza della ex fidanzata. Ora la Stangata può cominciare. Quando bisogna innestare un’idea invece di rubarla il lavoro va fatto più a fondo, con il rischio di precipitare nel limbo: una sorta di inconscio collettivo junghiano, tutto spiagge, grotte, oceani e innamorati che passeggiano mano nella mano. Da solo vale il film: mai visto un regista così bravo a rendere per immagini la noia e la stucchevolezza di una teoria psicoanalitica. Anche Freud sparisce. Non troviamo traccia di condensazione e spostamento, e nulla di quel che siamo abituati a chiamare “onirico”: qui si spara, si fugge, le macchine si sfasciano, bisogna morire per risvegliarsi, l’ascensore con la grata conduce ai piani bassi della psiche, il sogno violato chiama in soccorso l’esercito. Ognuno troverà guardando “Inception” qualche dettaglio di suo gusto. Noi abbiamo particolarmente apprezzato le casseforti (mettetene una nell’arredamento del sogno indotto, la vittima nasconderà lì i suoi segreti). L’assenza di qualsivoglia metafora. La citazione da Edgar Allan Poe, “Il crollo della casa Usher”: le idee sono potenti parassiti che ridisegnano il mondo a propria immagine e somiglianza (e mai provare a scacciarne una: si rafforzano come i batteri resistenti agli antibiotici). I sogni che si sgretolano, preannunciati da un tremolìo.

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