FRATELLI IN ERBA

Il paesello o quartiere natìo con la relativa fauna pittoresca commuove solo i registi e gli scrittori italiani. Il ritorno al villaggio, scrisse tanti anni fa Valerio Riva, affligge le patrie lettere (e le nonne ereditano il testimone della nostalgia). Per gli americani, che non hanno avuto “Il ragazzo della via Gluck”, la casa dell’infanzia somiglia a un tunnel degli orrori. L’unico ritorno tollerato, con molti patimenti, avviene in occasione dei matrimoni e dei funerali. Due giorni per rivedere la fiamma del liceo e gli scassinatori di armadietti scolastici, un pensiero alla ragazza inutilmente corteggiata durante il ballo di diploma, l’annosa lite con il genitore sopravvissuto, uno sguardo ai poster della cameretta, subito vengono in mente tutti i motivi per non tornare più. Un omicidio (consumato con una balestra) fa tornare in Oklahoma il professore di filosofia antica Bill Kincaid, che in classe mentre spiega Socrate e il controllo sulle passioni, e nel doposcuola viene molestato da una brillante studentessa che manda bigliettini amorosi in latino, poi si toglie la maglietta e recita Catullo. La mamma all’ospizio e il gemello Brady l’avevano detto: “Uno di noi dovrà morire per convincerlo a tornare qui”. Scopriamo subito che il fratello coltivatore di marijuana (agricoltura idroponica, con lampade e climatizzazione, “solo roba di prima qualità, non vendo niente che non userei personalmente”) non è affatto morto, solo inseguito dai creditori. Il gemello serve per crearsi un alibi mentre sistema la sporca faccenda. Fa le due parti Edward Norton, raddoppiando la gioia di rivederlo. Oltre alla barba, i capelli, i vestiti, l’accento, il gergo e i gesti sembra cambiare anche i lineamenti (garantiamo solo per la versione originale, non siamo riusciti a controllare il doppiaggio). I due avevano fumato il primo spinello con papà, consumatore indefesso, prima che il topo di biblioteca Bill fuggisse dall’Oklahoma per diventare un filosofo da copertina (scrive saggi su Jacques Lacan che commenta Heidegger, un incontro non propriamente felice, giacché il tedesco anni dopo il loro incontro, mediato da un traduttore compiacente, affidò a una lettera il lapidario giudizio “lo psichiatra ha bisogno di uno psichiatra”). Le passioni tornano in scena grazie a una bella  campionessa di pesca a mani nude. Il film procede garbatamente senza annoiare.

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