MANGIA PREGA AMA

Elizabeth Gilbert, biglietto vincente alla lotteria dei best seller con “Mangia prega ama” (Rizzoli) non sembra una scrittrice con crisi da pagina bianca. Gentilmente però si occupa dei blocchi altrui, cercando di sfatare l’idea che gli scrittori siano tutti nevrotici e alcolizzati, mentre i contabili no. Sulle debolezze professionali del padre, ingegnere chimico, nessuno indagò mai. Lei si sente ripetere frasi menagrame da quando, ancora adolescente, decise di far la romanziera: “Non hai paura di ritrovarti con i sogni infranti e in bocca il sapore amaro del fallimento?” (racconta questo e altro nella Ted Conference, “Idee degne di essere diffuse” nel campo della Tecnologia, dell’Entertainment e del Design: dal 27 settembre in onda su Music Box). E’ un tipo alla Candice Bergen, che scrive sul tavolo di cucina spostando il piattino con il burro e i cucchiai appiccicosi di marmellata, mentre la rivale Jacqueline Bisset (in “Ricche e famose” di George Cukor) si tormenta alla scrivania, circondata dai suoi amuleti. Elizabeth Gilbert ricicla ogni incontro della sua vita in un capitolo, e non resiste all’idea di dare consigli. Gli stessi che le sono appena stati rivelati dall’ultimo guru in carica, e non abbiamo mai voluto ascoltare dalle nonne: per esempio, che nessun uomo ha mai notato la cellulite di una donna nuda in camera sua (“sono troppo contenti per averla lì spogliata”). Risultato: sei milioni di copie vendute di “Mangia prega ama” negli Stati Uniti e traduzioni in quaranta lingue. Il film era inevitabile, voluto da Julia Roberts che fu tra le prime ammiratrici del romanzo (era in un momentaccio, spiega, con le ricettine della Gilbert ne è uscita). Inevitabile anche un’affittacamere baffuta (siamo alla tappa “mangia”): in siculo certifica che le americane non sposate vengono a Roma per pasta e salsiccia (gesto allusivo con la mano). Era inevitabile la visita in India (alla tappa “prega”), con sonnellino durante la meditazione, mentre la guru segue la clientela nell’ashram di New York. Ultima fermata a Bali, dove finalmente arriva l’amore, sotto le forme appetitose di Javier Bardem (presentato come “triste divorziato”). Luca Argentero a Roma spiega il latino, “carpe diem” e “mozzarella vincit omnia”. Julia mangia gli spaghetti con il risucchio, per orgasmica colonna sonora risuonano i vocalizzi della Regina della notte nel “Flauto Magico”.

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