SOMEWHERE

Dello Chateau Marmont conoscevamo gli ospiti illustri, le tragedie, gli aneddoti. Fece da sanatorio per la convalescenza di Montgomery Clift, accudito da Elizabeth Taylor dopo l’incidente che gli distrusse la faccia. Robert De Niro ci abita per settimane. Nelle stanze dell’albergo, costruito nel 1929 a imitazione di un castello della Loira, James Dean e Natalie Wood lessero per la prima volta il copione di “Gioventù bruciata”. Nella camera 59 ha alloggiato Bono, ricorda una conversazione in ascensore nell’ultimo film di Sofia Coppola, molto atteso dopo “Marie Antoinette” che aveva diviso gli spettatori in due gruppi: gli entusiasti e quelli che “non si vede la ghigliottina”. I secondi sono perlopiù francesi, o capaci di rotolarsi in bocca la parola cultura come gli assaggiatori fanno con i grandi vini (i sommelier hanno smesso, dopo la feroce parodia di Antonio Albanese, gli intellettuali ancora no). Ora scopriamo i pali per la lap dance in ogni stanza, piazzati tra il letto e lo specchio. Sono un optional montato e smontato dalle spogliarelliste, sotto forma di comode aste pieghevoli da ordinare insieme allo spettacolino, tenniste o infermiere (entrambe con tacchi altissimi) a seconda delle fantasie. Le guarda mentre si appisola Johnny Marco, attore perdigiorno e perdinotte che si trascina stancamente da un impegno all’altro: un set fotografico, una conferenza stampa dove i giornalisti fanno domande cretine sulla globalizzazione (risate in sala, dagli stessi reporter in cerca di colore e spunti polemici che chiedono esattamente, in cattivo inglese, le stesse sciocchezze), una prova per la maschera da vecchio, quaranta minuti immobile sotto la schiuma bianca per il calco, solo due buchi per respirare. Dopo la pole dance, lo spettacolo di pattinaggio della figlia undicenne, guardato con un pizzico di partecipazione in più. Nel contrasto ritroviamo tutta la bravura di Sofia Coppola, che racconta con perfetti dettagli la sua storia prediletta, concedendosi una scampagnata ai Telegatti. Lo sguardo dell’attore premiato, quando sul palco sale Valeria Marini sculettante, da sola vale il film (Sofia Coppola da piccola venne in Italia con papà per partecipare al gran circo, sono esperienze che segnano). Stephen Dorff è incantevole. Elle Fanning recita anche con le dita dei piedi, senza l’antipatia della sorella maggiore Dakota.

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