IL RIFUGIO

Infaticabile Ozon. Ha un film in concorso alla Mostra di Venezia – “Potiche”, con Catherine Deneuve padrona delle ferriere dopo che il marito viene sequestrato dagli scioperanti – e uno nelle sale. “Il rifugio” fa parte del filone intimistico, somiglia più a “Sotto la sabbia” con Charlotte Rampling che al romanzesco e melodrammatico “Angel”. Si apre con un paio di scene da tossicodipendenti che fan venire i brividi, se continuasse così somiglierebbe a “Flesh” di Andy Warhol, poi svolta in un'altra direzione (non c’è come Ozon per sorprenderci, basta ripensare a “Ricky”, il bambino con le ali che svolazza nel reparto polli del supermercato). Isabelle Carré aspetta un figlio dal compagno morto di overdose, in campagna viene raggiunta dal fratello di lui (che subito si incapriccia del giovanotto addetto alle consegne, e lo invita in camera sua). Molta elaborazione del lutto, un po’ di cinema verità, un paio di battute e di scene da ricordare. La pazza della spiaggia, per esempio, che vuol toccare il pancione (vero, Isabelle Carré era incinta) di Mousse, e intanto la mette in guardia, passando dalla tenerezza all’urlo: i figli son tutti ingrati.

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