LONDON RIVER

Nato in Francia da genitori algerini, il regista fu pesantemente contestato a Cannes per “Hors-la-loi”, che ricostruiva il massacro di Setif: l’8 maggio del 1945, un giorno dopo la fine della seconda guerra mondiale, i rivoltosi attaccarono l’esercito francese, uccisero un centinaio di pied noir, la repressione sfociò in una strage. Tanto era brusco e poco compiacente per le ragioni degli altri in quel film, tanto è conciliante e buonista in questo, ambientato a Londra nei giorni successivi all’attentato del 2005. Protagonisti, una vedova inglese che vive in un’isoletta della Manica (il marito è morto nelle Falkland) e un anziano francese musulmano. La figlia di lei e il figlio di lui risultano dispersi, loro sono smarriti in una città sconosciuta, dopo che lo spettatore ha già tutto chiaro capiscono che i due vivevano insieme, e lei studiava arabo alla moschea. Brenda Blethlyn (in “Segreti e bugie” ritrovava una figlia nera, data in adozione) e Sotigui Kouyaté (che ha lavorato in teatro con Peter Brooks) si fanno guardare, ma si sente la mancanza di un copione che non abbia come primario obiettivo il dibattito sulla tolleranza.

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